Colpo di scena al processo per l’omicidio di Francesco Capuano, il pensionato di 79 anni ucciso il 23 dicembre 2024 a Suzzara, in provincia di Mantova. A quasi due anni dal delitto, la figlia Rosa ha ammesso davanti alla Corte d’Assise di essere stata lei a sparare al padre. «Sono stata io, non ce la facevo più», ha dichiarato la donna durante l’udienza. Al termine del processo, i giudici l’hanno condannata a 25 anni di carcere per omicidio aggravato dalla premeditazione e dal rapporto di parentela. Sono stati invece esclusi i futili motivi.
L’anziano era stato trovato senza vita nel garage condominiale della propria abitazione, all’interno della sua automobile, raggiunto da diversi colpi di pistola. In quell’occasione era stata proprio Rosa a chiamare i soccorsi, raccontando di aver lasciato il padre per qualche minuto dopo essere risalita in casa a recuperare un oggetto dimenticato.
La pistola nascosta nel beauty case e le indagini
Rosa Capuano era stata arrestata tre mesi dopo l’omicidio. La sua versione dei fatti non aveva convinto gli investigatori, che avevano concentrato i sospetti sulla donna, allora 46enne. La svolta nelle indagini era arrivata a Giugliano, in provincia di Napoli, il comune d’origine della famiglia, dove Rosa si era trasferita dopo il delitto. Durante le verifiche, i carabinieri avevano trovato nel suo beauty case un revolver calibro 22, insieme a tre bossoli dello stesso calibro di quelli utilizzati per uccidere il pensionato.
All’epoca la donna aveva respinto ogni accusa, ma la confessione è arrivata a sorpresa durante il processo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il movente sarebbe legato al rapporto difficile con il padre: Rosa si sarebbe sentita succube dell’anziano, del quale si occupava costantemente, e avrebbe maturato il desiderio di liberarsi da quella situazione, anche nella convinzione di diventare la sua erede universale.
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