Leonardo Pavoletti si racconta alla Gazzetta dello Sport: il possibile ritiro dal calcio, il legame indissolubile con il Cagliari, il retroscena sul gol promozione contro il Bari
Leonardo Pavoletti si racconta senza filtri. L’ex capitano del Cagliari, protagonista della storica promozione in Serie A del 2023, ha concesso una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo i momenti più significativi della propria carriera e facendo chiarezza sul futuro.
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Dal possibile ritiro dal calcio giocato alla volontà di concedersi un’ultima esperienza all’estero, passando per gli anni al Genoa, la complicata parentesi al Napoli e il rapporto speciale con i tifosi rossoblù. Non mancano i ricordi legati a Claudio Ranieri, al gol decisivo contro il Bari e all’esordio con la Nazionale italiana. Le sue parole:
IL RITIRO E LA POSSIBILITÀ DI CONTINUARE A GIOCARE – «Al 90% è così, però voglio tenermi ancora uno spiraglio aperto fino a gennaio. Se dovesse uscire qualcosa che mi prende bene, non devo fare retromarcia. Cerco un’esperienza di vita a prescindere dai soldi: Dubai o magari l’Australia per permettere ai miei figli di vedere il mondo».
I PRIMI PASSI NEL MONDO DEL CALCIO – «Ovviamente a Livorno, in un campo sportivo accanto alla parrocchia. L’inizio, per caso. La prima volta mia madre disse all’allenatore: “Guardi, Leo verrà a tutti gli allenamenti, ma alle partite no perché non ci piace la confusione”. La risposta: “Signora, mi spiace ma suo figlio farà tutte le partite”. Cominciai in difesa ma prendevo palla e andavo a fare gol. Tutti rimasero sbalorditi dal ragazzetto che non aveva mai giocato».
IL RAPPORTO CON LA MADRE – «Ci aveva provato, ma sapeva che poi il mio babbo non avrebbe mai accettato che mi allenassi per poi non giocare. È stato un buon tennista. Invece mamma è un po’ così: anche quando sono diventato grande è venuta veramente poco negli stadi, 4-5 volte».
IL PADRE TENNISTA E IL LEGAME CON FILIPPO VOLANDRI – «Un buonissimo giocatore che poi divenne allenatore. Nei primi anni allenò Filippo Volandri, siamo cresciuti giocando insieme. Babbo portava Filippo ai tornei e spesso andavo anch’io».
IL SEGRETO DELLA SUA CARRIERA – «Che forse a 18 anni nemmeno pensavo di fare il calciatore. L’acquolina in bocca è arrivata piano piano. E la mia fortuna sono stati i miei genitori: molto presenti anche se non avevo un piano B. Che incoscienza».
LA SQUALIFICA PER DOPING DURANTE L’ESPERIENZA AL SASSUOLO – «Una storia di cui ancora non mi capacito. Punito per negligenza sportiva, non perché mi fossi dopato ma perché non conoscevo le sostanze dentro questa medicina che mi diede il medico della squadra… Giocavo nel Sassuolo, era il 26 dicembre, proprio a Livorno. Albergo a cento metri da casa mia. Uso lo spray nasale e vengo sorteggiato per l’antidoping. Il giorno dopo mi chiama il team manager: “Ti contatterà la Procura. Ti hanno trovato positivo al doping”. Lo mandai simpaticamente a quel paese. “No, non è uno scherzo”. Ma va bene così: una vecchia spolverata di spalle e si riparte».
IL PASSAGGIO DAL SASSUOLO AL GENOA – «A volermi era stato Preziosi. Il Genoa stava andando benissimo, io ero ancora Pavoletti, uno che aveva fatto bene in B».
GLI ANNI AL GENOA E IL RAPPORTO CON GASPERINI – «È assurdo pensare di aver avuto tanta influenza su uno sconosciuto, tanto da convincerlo a chiamare il figlio col mio nome. Due anni bellissimi. Specialmente la qualificazione in Europa League. Volavo: ero passato da essere l’ultima ruota del carro a Sassuolo a trovarmi titolare nel Genoa, con Gasperini in panchina».
IL TRASFERIMENTO AL NAPOLI E GLI ERRORI COMMESSI – «No, potevo giocare la Champions… Avevo già detto no ad agosto, ma il Genoa viveva di cessioni: non mi hanno puntato una pistola alla testa, ma qualche spintarella… Me la giocai male: arrivai un po’ impaurito dalla piazza, condizionato da tante dicerie. Quando mi sono aperto era già troppo tardi. Il primo errore l’ho fatto io, prevenuto, un po’ sul chi va là».
IL GOL AL BARI, LA PROMOZIONE DEL CAGLIARI E IL RETROSCENA SU RANIERI – «Venivo da un infortunio. Al San Nicola, nel ritorno della finale playoff, Ranieri voleva tenere lo 0-0 fino al 75’ e io pensavo di entrare in quel momento. Mi scaldo per un tempo intero ma subentro solo all’89’, agitato e veramente incazzato. Non mi calma neanche il gol. Un errore non essermelo goduto? Macché me lo godo da tre anni. Anzi, a proposito, in questi giorni è successa una roba…».
LA COMMOVENTE LETTERA DI UN TIFOSO DEL CAGLIARI – «Dopo che è uscita la notizia che avrei smesso, mi è arrivata una mail da un ragazzo di Cagliari. Racconta del suo rapporto con un padre molto rigido, freddo, che dopo il mio gol al Bari scoppia in lacrime e per la prima volta abbraccia il figlio».
IL RIMPIANTO PER EURO 2016 E IL GOL CON LA NAZIONALE – «Conte mi pre-convocò, ma arrivai cotto da un anno con il Gasp. A Coverciano, quando facevo sforzi molto intensi, perdevo tutte le forze. Gli altri mi doppiavano. Ho fatto una figuraccia, ma non ho mollato. Lì il ct cambiò idea. La Nazionale è sempre stata un mio cruccio: ho esordito con Mancini, sul 5-0 contro il Liechtenstein… Però ho un’ottima media: una presenza e un gol!».
