Per Meloni vigilia “serena” sulla legge elettorale. E ragiona sul taglio delle accise

Spalato, 7 ott. (askanews) – Tutto sembra ostentare tranquillità, a cominciare dall’agenda degli impegni nazionali e internazionali che prosegue come nulla fosse. La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si dice serena “come sempre”. Le priorità in questo momento sembrano essere altre, prima di tutto il caro carburanti e una manovra da costruire con poche risorse. Domani pomeriggio sarà ad Ascoli per partecipare a una inaugurazione e oggi, alla vigilia del voto finale segreto sulla legge elettorale, la premier partecipa a Spalato alla riunione del Med9, gruppo informale che nella città croata si è riunito “con l’obiettivo di portare una prospettiva integrata nelle più ampie scelte strategiche dell’Ue”, come spiega il padrone di casa, il primo ministro, Andrej Plenkovic.

Quello di domani, comunque vada a finire, resta comunque un passaggio spartiacque. Un inciampo della maggioranza significherebbe, come Meloni ha fatto capire più volte, crisi di governo e ritorno anticipato alle urne. Uno spauracchio che al momento sembra aver avuto la meglio sui deputati preoccupati di mantenere il seggio più a lungo possibile (e in alcuni casi di arrivare alla agognata pensione), visto che il centrodestra è passato indenne attraverso un primo voto segreto la settimana scorsa e tre fiducie tra ieri e oggi. Ma il via libera alla riforma del voto, al netto dell’incognita Consulta, cambia la regole del gioco e di conseguenza si intreccia a doppio filo non soltanto con la questione della data delle prossime Politiche ma anche con il tema di cosa fare, e con quali risorse, in questi mesi di campagna elettorale permanente che separano il governo dalla fine della legislatura.

Nel Radisson hotel che ospita il summit e che si affaccia sull’altra sponda dell’Adriatico, uno dei temi centrali è proprio quello dell’energia. Per Giorgia Meloni nell’immediato significa confrontarsi con il caro carburante e con il prezzo del gasolio che è tornato a schizzare verso l’alto dopo che, a seguito del venir meno dei benefici fiscali del governo, è aumentato il prezzo anche sulla rete di distribuzione Eni, la compagnia che per prima aveva deciso di fissare un price cap. Un tema che incide direttamente sulle tasche, e sull’umore, dell’elettorato. La premier, di fatto, prende tempo sulle prossime mosse ma si dice pronta “a intervenire di nuovo particolarmente con il meccanismo delle accise mobili”. Ma sul quando e se elenca una serie di subordinate. “Al mese di settembre – spiega la presidente del Consiglio – noi abbiamo circa 160 milioni che possono essere spesi con questo obiettivo, quello su cui ci stiamo interrogando è se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento nel quale comunque ci sono delle misure di contenimento o tenerla come provvista per quando quelle misure di contenimento dovessero terminare”. Dipende “dalla tenuta del cap” che Meloni auspica “si possa pienamente ripristinare” nelle prossime ore.

Ma, anche in chiave elettorale, il grande tema con cui il governo si deve confrontare sono le (poche) risorse a disposizione per la manovra dopo la mancata uscita dalla procedura di infrazione europea. Il vertice di Spalato per la premier è la prima occasione per parlare di persona con Ursula von der Leyen della lettera che ha inviato alla Commissione europea per chiedere che si tenga conto dell’impatto della spirale inflattiva sui conti pubblici, “miliardi in più che dovremo spendere senza averlo deciso”. Per Meloni questo andrebbe “oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita”, non solo perché non è un problema che pone solo l’Italia ma anche perché non si tratta di chiedere “spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri”. Se ne parlerà di certo al Consiglio europeo in programma la prossima settimana e, nel caso, si tratta di una discussione lunga che prevede una serie di passaggi, ma intanto la premier registra di aver trovato “ascolto” e “interesse”.

L’esito della trattativa può fare la differenza sull’andamento della campagna elettorale ma anche sulla sua durata. Il mantra nel centrodestra è quello di arrivare fino a fine legislatura, addirittura a novembre, prevedendo un anticipo della manovra dell’anno prossimo. A premere per questo orizzonte, per ragioni tutte interne, sono gli alleati di Lega e Forza Italia e finora pubblicamente Giorgia Meloni ha sempre confermato che intende andare avanti fino alla fine. Ma dentro Fratelli d’Italia l’ipotesi di un voto a primavera inoltrata, magari un election day con le Comunali, non viene escluso. Andare oltre con il fiato corto e gli avversari che a sinistra, ma soprattutto a destra, si rafforzano è uno scenario che la premier vuole scongiurare.

[Premier a Spalato per il Med 9 si confronta con von der Leyen su flessibilità per inflazione: c’è interesse|PN_20261007_00112|in04 rj01|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/10/20261007_182509_E377CC01.jpg|07/10/2026 18:25:35|Per Meloni vigilia “serena” sulla legge elettorale. E ragiona sul taglio delle accise|Governo|Politica]