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Perché l’AI può diventare un “problema” bello grosso? Il futuro è già arrivato e l’abbiamo preso in pieno volto
L’AI può diventare la mazzata finale di un mondo che rincorre il profitto ai massimi livelli storici. Cerchiamo di capire perché.
Il 30 novembre del 2022 è stata lanciata ChatGPT come prototipo gratuito. Subito ha destato la curiosità del pubblico. In poco tempo ha scalato le classifiche dei siti più utilizzati e questo ha fatto nascere inevitabilmente un campanello d’allarme in colossi come Google. La paura che ChatGPT sostituisse la classica ricerca sul web, ha spinto il gigante di Mountain View a dotarsi di una propria AI, che oggi vediamo apparire un po’ ovunque nei prodotti di Big G. La velocità con la quale stanno uscendo fuori nuove intelligenze artificiali sempre più raffinate però può creare un serio problema per il futuro.
Non ci riferiamo naturalmente a futuri distopici alla Asimov, dove i robot prendono il comando del mondo, ma banalmente a quello che già stiamo vivendo tutti i giorni da un po’ di tempo. Per prima cosa il lavoro: l’AI permette infatti di accelerare alcuni processi e in molte aziende c’è bisogno sempre di meno personale per svolgere le stesse funzioni di prima, questo si tramuta in licenziamenti parziali o in alcuni casi estremi totali. La situazione sta colpendo trasversalmente quasi tutti i settori e ad ogni livello. È di pochi giorni fa la notizia della chiusura di Wired Italia da parte di Condè Nast, che ha messo la parola fine anche ad altri progetti editoriali. Nelle motivazioni del CEO Roger Lynch, ci sarebbe tra le altre cose la grande spinta proprio dell’AI, che proietta l’azienda in nuovi scenari futuri e la incoraggia a rivedere la propria struttura tecnologica.
A mettere tutti in allerta c’è soprattutto il fatto che tante aziende stanno operando tagli e licenziamenti pur versando in condizioni molto buone, con bilanci attivi e volumi di introiti in crescita. La parola d’ordine però resta per molte di queste aziende il profitto, a qualsiasi costo e sempre di più. L’AI si trasforma così in un’opportunità per alcuni imprenditori di tagliare parzialmente o completamente sui costi del personale. Questo alla lunga potrebbe portare alla definitiva morte del ceto medio, che diciamocelo, già non se la passava tanto bene negli ultimi anni. Insomma l’impressione è che si andrà verso un futuro dove le ricchezze saranno nelle mani sempre di meno persone.
I rischi sociologici dell’AI
C’è poi l’aspetto sociologico da non tenere sotto traccia. Oggi un’AI è capace di simulare tranquillamente una conversazione (anche di tipo sessuale) simile a quella di un essere umano. L’accesso a questi strumenti, soprattutto da parte dei più fragili e dei più piccoli, potrebbe portarci ad un futuro dove avremo una fetta di persone che avrà difficoltà a costruire interazioni umane e soprattutto a distinguere il finto da tutto ciò che è reale.

Anche l’informazione dovrà dotarsi di anticorpi. Già oggi si riescono a creare facilmente delle clip che sembrano molto simili alla realtà e più di una volta qualche giornale ha già preso una cantonata rilanciando notizie non propriamente verificate. La paura, anche in questo caso, è che con l’affinarsi di questi strumenti si possa andare incontro ad una realtà alterata da informazioni false creata con l’AI.
Insomma l’intelligenza artificiale rischia di diventare il cambiamento più grosso che si sia mai visto almeno da quando è stato inventato internet. Toccherà però questa volta non farsi cogliere impreparati. Il messaggio va rivolto soprattutto ai Governi di tutto il mondo che dovranno trovare il modo di regolamentare il tutto. In fondo è passato oltre mezzo secolo dall’invenzione del web e stiamo ancora qui a parlare di verifica dell’età, profitti delle grandi major ed altro. Questa volta bisognerà fare in fretta perché il futuro è già qui e noi l’abbiamo preso in pieno in faccia.
Perché l’AI può diventare un “problema” bello grosso? Il futuro è già arrivato e l’abbiamo preso in pieno volto
Antonio Russo
