Legambiente, Greenpeace e Wwf bocciano la strategia del governo Meloni. Il gas e il petrolio estraibili in Italia sono quantitativamente irrilevanti rispetto ai consumi nazionali (si esaurirebbero in 6 e 20 mesi). “Puntare su rinnovabili e impianti puliti”
“Mentre famiglie e imprese continuano a subire gli effetti delle speculazioni dei signori del gas e del petrolio, il Governo torna a proporre una ricetta vecchia e inefficace: accelerare le autorizzazioni per nuove estrazioni di gas e petrolio nel nostro Paese, arrivando addirittura alla nomina di commissari dedicati. Una scelta che viene giustificata con il richiamo alla sicurezza energetica e alla riduzione della dipendenza dall’estero, ma che i numeri smentiscono senza appello”.
Così Greenpeace, Legambiente e Wwf commentano il Consiglio dei ministri che ha varato il decreto con “disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche”.
Numeri alla mano, le associazioni ricordano che nel 2025 l’Italia ha consumato 63,4 miliardi di metri cubi di gas, mentre la produzione nazionale si è fermata a 3,2 miliardi di metri cubi, appena il 5% del fabbisogno nazionale. Anche le riserve certe oggi disponibili, pari a 34,7 miliardi di metri cubi, rappresentano appena il 55% di un solo anno di consumi. Tradotto in termini concreti, le attuali estrazioni garantiscono circa 18 giorni di autonomia energetica, mentre l’intero stock delle riserve certe verrebbe esaurito in circa 28 settimane, ovvero poco più di 6 mesi (elaborazione delle associazioni su dati UNMIG del MASE).
Marginale anche il contributo del petrolio. Nel 2025 le estrazioni nazionali hanno coperto appena l’8,7% della domanda, con 3,9 milioni di tonnellate a fronte di un fabbisogno di 44,6 milioni di tonnellate. Anche considerando tutte le riserve certe disponibili, pari a 76,95 milioni di tonnellate, il Paese riuscirebbe a soddisfare i consumi per circa 20 mesi. Le produzioni attuali equivalgono a soli 32 giorni di fabbisogno nazionale.
Alla luce di questi dati, parlare di indipendenza energetica grazie a nuove trivellazioni significa alimentare una narrazione fuorviante. I numeri dimostrano che il gas e il petrolio estraibili in Italia sono quantitativamente irrilevanti rispetto ai consumi nazionali. Anche sfruttando integralmente le riserve disponibili, si otterrebbe un beneficio temporaneo e limitato, senza alcun effetto strutturale sulla nostra sicurezza energetica. Inoltre, è pura demagogia pensare che più estrazioni significhino più sicurezza energetica e prezzi più bassi, quando la realtà è che il gas e il petrolio estratti in Italia vengono remunerati ai prezzi del mercato internazionale e le quantità disponibili sono troppo esigue per modificare in modo apprezzabile le bollette degli italiani.
Bisogna ridurre in modo permanente la dipendenza dalle importazioni dall’estero di combustibili fossili attraverso la diffusione delle fonti rinnovabili, non scavare nuovi pozzi per ottenere poche settimane di autonomia aggiuntiva
L’Italia rischia di perdere tempo prezioso inseguendo ancora una strategia che guarda al passato mentre altri Paesi europei accelerano su rinnovabili, accumuli, reti intelligenti, efficienza energetica e sull’elettrificazione del trasporto di merci e persone. Nuove attività estrattive richiedono anni per entrare in produzione, mentre la crisi energetica e climatica impongono risposte immediate e durature.
“Il vero interesse nazionale – concludono le tre associazioni – non dovrebbe essere quello di scavare qualche nuovo pozzo per ottenere poche settimane di autonomia aggiuntiva, ma ridurre in modo permanente la dipendenza dalle importazioni dall’estero di combustibili fossili attraverso la diffusione delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei consumi, il risparmio energetico e l’accelerazione delle autorizzazioni per gli impianti puliti. Appare inoltre paradossale che si invochi l’urgenza amministrativa per facilitare l’estrazione di gas e petrolio mentre continuano a registrarsi ritardi e ostacoli burocratici nella realizzazione di impianti eolici, fotovoltaici, sistemi di accumulo e infrastrutture indispensabili alla transizione energetica e all’elettrificazione dei trasporti. Se davvero l’obiettivo è rafforzare la sicurezza energetica del Paese e abbassare la bolletta di cittadini e imprese, il Governo dovrebbe concentrare risorse e accelerazioni sulle tecnologie che riducono stabilmente i consumi di combustibili fossili. Le trivelle non renderanno l’Italia indipendente. Le rinnovabili, insieme all’efficienza energetica e all’innovazione tecnologica, possono farlo davvero”.
