“Salario giusto”, Meloni: lo fissano i contratti nazionali


Roma, 28 apr. (askanews) – Per Giorgia Meloni il “salario giusto” deve essere definito dalla contrattazione collettiva nazionale. Il riferimento, spiega la presidente del Consiglio, sono i contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative. Con il decreto lavoro, chi applica contratti pirata o sottopaga i lavoratori non potrà accedere agli incentivi pubblici.

“Come si determina il salario giusto, cioè quali sono i contratti di riferimento – afferma la presidente del Consiglio – . Voi sapete che noi crediamo nella contrattazione. Crediamo che la contrattazione sia lo strumento attraverso il quale, diciamo, questo benchmark si deve costruire perché non potrebbe essere il governo a stabilire, diciamo, qual è il benchmark di riferimento. E quindi noi per noi il parametro di riferimento per definire questo salario giusto sono i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datori, comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Significa che grazie a queste norme, chi sottoscrive dei contratti pirata chi e chi sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici sul lavoro”.

“Quindi in buona sostanza – prosegue Meloni .- con questo decreto noi diciamo da una parte sì al salario giusto, dall’altra anche sì a una contrattazione di qualità. Inoltre il decreto prevede una serie di norme per combattere quello che è stato definito il caporalato digitale che colpisce, come sapete, in particolare i rider”.

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