Scontro alla Camera su Dl sicurezza. Opposizioni: “Incostituzionale”

Roma, 21 apr. (askanews) – Alta tensione alla Camera sul dl sicurezza, su cui domani ci sarà il voto di fiducia e venerdì il voto finale. Di prima mattina, le opposizioni sono andate allo scontro dopo che il governo ha deciso di non cambiare la norma sui rimpatri volontari che aveva fatto saltare sulla sedia gli avvocati ‘ridotti’ a “soggetti attuatori dei governi di turno”. Le indiscrezioni circolate da ieri sera raccontavano della decisione di approvare senza modifiche il decreto per evitare un terzo passaggio al Senato e correggere solo in seguito (con un provvedimento ad hoc da varare immediatamente dopo il via libera al decreto) la norma su cui è nato un braccio di ferro con il Colle.

Strada confermata dalla premier Giorgia Meloni che, verso le 13 tra gli stand del Salone del Mobile di Milano, ha ufficializzato la scelta rivendicando il “buon senso” della misura e annunciando che “i rilievi tecnici” arrivati da Quirinale e avvocati, sarebbero stati risolti con un altro provvedimento. Altro – dunque – che cancellarla. Pochi minuti prima il ministro Matteo Piantedosi interveniva in aula per dire che i rimpatri non li ha inventati il centrodestra e che il governo “andrà avanti con determinazione”.

Ma quale ‘buon senso’ la replica del presidente M5S Giuseppe Conte che, nel pomeriggio, invitava la premier a fermarsi. Prima hanno cercato di “asservire” i magistrati, ora “vogliono asservire gli avvocati” alle direttive del governo, era il ragionamento di Conte. Il “referendum – sentenziava – non gli ha insegnato nulla” e stanno “creando un grave cortocircuito istituzionale”, concludeva entrando in aula dopo uno dei numerosi capannelli in Transatlantico della giornata, l’ultimo con la segretaria dem Elly Schlein e alcuni deputati.

Schlein secondo cui “siamo al paradosso: la Camera chiamata a votare una norma incostituzionale, per poi correggerla dopo con un nuovo decreto. È una forzatura mai vista”. Su un tema, la sicurezza, che, dice Schlein, “è la certificazione del fallimento del governo: sempre la stessa ricetta securitaria fatta di nuovi reati e inasprimento delle pene, mentre i reati commessi nel 2023 e 2024 sono persino aumentati”. Il “dibattito parlamentare è stato compresso prima al Senato e ora alla Camera. Il risultato? Una fibrillazione istituzionale senza precedenti, con uno scontro aperto tra governo e Quirinale”.

Nel frattempo, dalla mattina, le opposizioni avevano protestato in aula, dilatando i tempi ‘calcolati’ e chiedendo al governo di venire in Parlamento a spiegare come intendesse “adempiere agli impegni che Mantovano si è assunto con Mattarella, come evitare l’ulteriore mortificazione del Parlamento?” (la capogruppo dem Chiara Braga). Venivano sollecitate anche la convocazione di una capigruppo e della giunta per il regolamento. Chiamato in causa il presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha difeso l’iter “corretto” perché, ha assicurato, ci sono “precedenti”.

La dem Deborah Serracchiani, sfogliando il dossier sulle coperture del decreto, evidenziava come la norma ‘incriminata’ avesse “il parere negativo del ministro Nordio e del ministro Giorgetti perché carente di copertura finanziaria”. Il M5S chiedeva la sospensione dei lavori fin quando la commissione Bilancio non si fosse espressa. Roberto Giachetti (Iv) si sgolava per denunciare lo strappo sulle “prerogative dei parlamentari”. Poco dopo la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, in un’atmosfera un po’ surreale vista la decisione di cambiare la norma, ne spiegava le coperture.

Alle 12, Fdi chiedeva di mettere ai voti la chiusura anticipata della discussione generale, dopo neanche un’ora e mezza. Approvandola a maggioranza. Poco meno di tre ore dopo venivano bocciate le pregiudiziali di costituzionalità con le opposizioni che occupavano i banchi del governo e lo spazio antistante dell’emiciclo. Il dem Arturo Scotto veniva espulso perché sui banchi ci si era seduto. Ma a quel punto veniva sospesa l’aula e convocata la capigruppo, da cui le opposizioni uscivano imbufalite parlando di “un salto mortale, peggio la toppa del buco”, criticando la “mancanza di rispetto per il Parlamento” e “lo scontro con il Colle”, un “grande pasticcio”, un “punto di non ritorno”. Un “vulnus” su tutti: “voteremo un provvedimento che è palesemente incostituzionale”.

Nel corso della riunione, la sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano aveva spiegato a grandi linee ai capigruppo come il governo correggerà la norma: verrà estesa ad altri soggetti la possibilità di gestire le pratiche del procedimento di rimpatrio volontario eliminando il riferimento esclusivo agli avvocati come chiesto dal Cnf, ampliandolo a mediatori e associazioni che si occupano di migranti. E il compenso non sarà più legato al ‘successo’ del rimpatrio.

Dopodiché ricominciata la seduta d’aula, Piantedosi poneva la questione di fiducia sul testo arrivato dal Senato (dove è entrata la norma sui rimpatri). Il resto è rinviato a domani: alle 16,15 le dichiarazioni di voto e alle 18 le operazioni di voto sulla fiducia. Con l’obiettivo di approvare il provvedimento entro venerdì.

[Centrosinistra occupa banchi governo e ottiene capigruppo ma la maggioranza tira dritto. Poi la fiducia|PN_20260421_00136|in02|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260421_202244_3915FD2A.jpg|21/04/2026 20:22:56|Scontro alla Camera su Dl sicurezza. Opposizioni: “Incostituzionale”|Sicurezza|Politica]