Sentenza “sessista” su caso di violenza domestica, la Corte europea condanna l’Italia

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per l’eccessiva durata di un procedimento civile e penale relativo a un caso di violenza domestica denunciato da una donna francese e dai suoi due figli.

La vicenda

Secondo i giudici di Strasburgo, l’indagine non ha rispettato i requisiti di tempestività, approfondimento ed efficacia previsti dalla Convenzione europea. La Corte ha inoltre censurato le motivazioni con cui, nel 2021, un pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione del caso, definendole espressione di una “cultura sessista e stereotipata”.

Tra le frasi finite sotto accusa quella secondo cui era “normale che gli uomini dovessero superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tendeva a opporre” alle avances sessuali. Per la Cedu, simili argomentazioni rischiano di provocare una “ulteriore vittimizzazione (secondaria) in aula” delle donne che denunciano violenze.

Dopo l’opposizione della vittima, l’archiviazione fu respinta e il procedimento proseguì fino alla condanna in primo grado dell’ex compagno a quattro anni e sei mesi di reclusione. La Corte ha inoltre rilevato che il tribunale per i minorenni impiegò oltre tre anni per revocare la responsabilità genitoriale dell’uomo, ignorando inizialmente le accuse di violenza. L’Italia dovrà risarcire la donna e i due figli con 15 mila euro ciascuno per i danni morali, oltre a 15 mila euro complessivi per le spese legali.

Per me è una svolta, un nuovo inizio, mi sento come una Fenice che rinasce dalle ceneri. Ma la soddisfazione maggiore è aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, affinché mai più si ripeta un caso come quello che aveva sconvolto la mia vita“, ha dichiarato all’ANSA Audrey Ubeda, promotrice del ricorso.

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