Sicilia, rinvenuti i primi tre nidi italiani di tartaruga marina del 2025

Un nido di tartaruga marina, Riserva naturale Isola Lampedusa

Le scoperte sulla spiaggia di Pozzolana di Ponente a Linosa, a Ragusa e all’interno della Riserva naturale dell’isola di Lampedusa gestita da Legambiente Sicilia

Aperta ufficialmente la stagione 2025 delle nidificazioni di tartaruga marina Caretta Caretta in Italia. Anche quest’anno, per il sesto anno consecutivo, è la Sicilia la regione che si aggiudica il primato. I primi due nidi sono stati ritrovati giovedì 22 maggio: uno dai volontari dell’associazione Aethusa conservation, sulla spiaggia di Cala Pozzolana di Ponente (Linosa), l’altro a Sampieri, nel comune di Scicli (RG) dai volontari del Wwf. Il secondo nido arriva nella Giornata mondiale delle tartarughe (23 maggio) sulla spiaggia dei Conigli, all’interno della Riserva naturale Isola di Lampedusa gestita da Legambiente Sicilia.

I ritrovamenti sono avvenuti a pochi giorni dall’inizio delle attività di monitoraggio che vede i volontari percorrere lunghi tratti di spiaggia (ritenuti adatti alla nidificazione), in cerca delle tracce che mamma tartaruga lascia sulla sabbia uscendo dall’acqua per deporre le uova (solitamente di notte o alle prime luci dell’alba).

Le uova deposte resteranno nella sabbia in incubazione per circa 45/50 giorni all’interno di una camera a forma di cono scavata da mamma tartaruga, questo significa che le schiuse avverranno intorno alle prime settimane di luglio (il periodo varia in base alla temperatura della sabbia che verrà monitorata periodicamente).

Ma l’Italia non è la sola ad aver dato il via alle deposizioni, già da qualche settimana infatti, le coste del Mediterraneo sono scenario di nidificazione. Il primo nido del 2025 è stato ritrovato in Turchia seguito poi da Cipro, Grecia, Tunisia e Libano (fonte Tartapedia).

Occhio alle tracce

Ma come si riconoscono la traccie di mamma tartaruga? In questo periodo l’invito per tutti coloro i quali lavorano in spiaggia o si ritrovano a passarci (soprattutto in orario mattutino, quando le tracce sono ancora fresche) è di camminare lungo la battigia, lì dove arriva il segno dell’onda e osservare il manto di spiaggia soprastante. Le tracce somigliano vagamente ad un piccolo trattore e solitamente assumono la forma di una U capovolta (traccia di risalita, eventuale nido o tentativo di scavo, traccia di discesa). In altri casi potrebbero essere molto confuse, sovrapporsi o essere state in parte cancellate.

Se si trova una traccia o si è un dubbio:

  1. Chiama le autorità competenti (Guardia Costiera 1530);
  2. Non calpestare la traccia ed evita che lo facciano gli altri;
  3. Delinea l’area (traccia e scavo se possibile) con rametti o altri materiali che trovi in spiaggia;

In alcuni casi, anche se rari, può capitare di trovare una tartaruga in spiaggia intenta nella risalita, nella deposizione o nella discesa. Anche in questo caso, la prima cosa da fare è chiamare le autorità competenti, non disturbare, toccare o intralciare in alcun modo l’animale (se è notte evita di illuminare la tartaruga con luci e flash) e resta fuori dal suo campo visivo, posizionati alle sue spalle se possibile.

Perché proteggerle?

Mettere in sicurezza e monitorare i nidi è fondamentale nelle spiagge in cui è l’impatto antropico è forte: luci artificiali, turismo, presenza di pulizia meccanica, sono fattori che possono mettere a rischio la buona riuscita della schiusa.

Le tartarughe sono uno degli esseri viventi più antichi al mondo, oggi sempre più a rischio a causa dell’impatto antropico. Pesca, collisioni, cambiamenti climatici, inquinamento, antropizzazione dei siti di nidificazione, traffici illegali minacciano la loro sopravvivenza. Questi animali sono predatori di vertice, la loro attività di predazione influisce sulla distribuzione e abbondanza di varie specie, contribuiscono quindi a mantenere l’equilibrio nei sempre più fragili ecosistemi marini.

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