In Italia buttati 112 euro l’anno a testa. Ma secondo il Rapporto Waste Watcher lo spreco settimanale è calato dell’11% rispetto all’anno scorso. Fao per la Giornata mondiale: “Serve più consapevolezza”
Ogni anno vengono sperperati i frutti di circa 1,4 miliardi di ettari di terra: un’estensione pari a 46 volte quella dell’Italia. Il 13,4% del cibo a livello globale si perde tra la raccolta e la distribuzione al dettaglio e un ulteriore 19% tra supermercati, ristorazione e consumi domestici. L’impegno mondiale per la riduzione degli sprechi alimentari insomma, promosso delle Nazioni Unite a partire dal 2015, non è ancora sufficiente a garantire il raggiungimento dell’obiettivo 12.3 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. E “dato che l’espansione dell’agricoltura rappresenta la prima causa di deforestazione al mondo, ridurre le perdite lungo la filiera consentirebbe di ottimizzare l’uso del suolo agricolo esistente riducendo la pressione sui boschi”. A dirlo è stato il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, durante la VII “Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari”, celebrata a Roma lo scorso 29 settembre.
L’obiettivo 12.3 è quello che prevede di dimezzare lo spreco alimentare globale procapite e di ridurre le perdite lungo le filiere di produzione e distribuzione entro il 2030. Ma lo sperpero, come dimostrano i dati, resta ancora alto.
«La perdita e lo spreco alimentare rappresentano una sfida ambientale, economica, sociale e di sicurezza alimentare, con cause e soluzioni che variano a seconda dei Paesi, delle catene del valore e dei sistemi agroalimentari», ha sottolineato Maurizio Martina, direttore generale aggiunto della Fao. A tal proposito, l’agenzia delle Nazioni Unite, attraverso la componente sulla perdita e lo spreco alimentare della Food coalition, che collabora con l’Università di Bologna e il Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam), si impegna a raccogliere prove scientifiche e trovare soluzioni pratiche a supporto del traguardo degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
In Italia lo spreco alimentare ammonta a 6,6 miliardi euro l’anno. In media ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 kg di cibo, equivalenti a 112 euro. «In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente», sostiene Andrea Segrè, fondatore di Last minute market e oggi direttore scientifico del Waste watcher international observatory. Il paradosso è che a sprecare di più è chi ha meno risorse: «Lo spreco – puntualizza Segrè – diventa così non soltanto un costo economico e ambientale, ma un vero e proprio moltiplicatore delle disuguaglianze».
Buone pratiche intanto crescono. Nel nostro Paese è per esempio sempre più comune usare le doggy bag al ristorante per salvare gli avanzi. E, più in generale, a tavola gli italiani risultano sempre più consapevoli: per la prima volta lo spreco alimentare settimanale è sceso sotto i 500 grammi, per l’esattezza 493,7 grammi, con un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi dello scorso anno. Questo progresso avvicina il Paese al target degli Obiettivi di Sostenibilità dell’Agenda 2030, fissato a 369,73 grammi settimanali. È la fotografia scattata dal nuovo Rapporto Waste Watcher, promosso dalla campagna Spreco Zero.
Ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, come ha ricordato Maximo Torero, chief economist della Fao, non significa “solo” risparmiare cibo ma salvaguardare la terra, l’acqua, l’energia e le risorse investite per produrlo, rendendo al tempo stesso i nostri sistemi agroalimentari più efficienti e sostenibili.
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