Roma, 28 lug. (askanews) – Tutto deciso. Anzi no. In audizione nelle Commissioni parlamentari, Antonio Tajani manda in fibrillazione la maggioranza sul ricorso al SAFE per finanziare le spese militari. “Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 mld. Entro la fine dell’anno formuleremo la nostra proposta”, sono le parole pronunciate dal ministro degli Esteri. A stretto giro la precisazione: “Abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, forse sei-sette-otto o nove”, dice ancora il vice premier lasciando l’audizione. Quanto basta comunque per indurre la Lega, poco dopo la precisazione di Tajani, a ribadire i suoi paletti: “Sull’uso dei fondi SAFE l’ultima parola spetta al Parlamento”.
Perchè la ‘fuga in avanti’ di Tajani va a toccare un nervo scoperto nella maggioranza, alla ricerca di risorse per gli interventi contro il caro energia e per altri capitoli più attraenti dal punto di vista del consenso. Ecco allora che la precisazione di Tajani arriva immediatamente, e – assicurano dall’esecutivo – senza bisogno di ‘pressioni’: “Tajani si è semplicemente sbagliato”, spiega un altro ministro, assicurando che non c’è stato bisogno di sollecitarlo a ingranare la retromarcia. E già nella stessa audizione il ministro della Difesa Crosetto aveva spiegato che il Safe è “uno strumento puramente tecnico di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista dal bilancio. Per cui in Italia il Safe è un’alternativa ai Bot, ed è una scelta totalmente tecnica”. La “scelta politica” invece “sarà lo scostamento di bilancio che voteremo, se lo voteremo, a settembre: lo 0,9 per la difesa, lo 0,6 per l’energia”.
Ma intanto la Lega tiene il punto: “Io credo che in questo momento le esigenze di imprese e famiglie italiane siano diverse dall’aumento dei fondi per la difesa. Spendere 14,9 miliardi per l’acquisto di armi non era nel programma di governo, mentre c’erano gli investimenti per la sicurezza delle nostre città ed è quello che stiamo facendo”, dice il vice presidente del Senato Gianmarco Centinaio. Anche Claudio Borghi tiene alta la tensione, rilanciando un suo post di qualche settimana fa sulla scarsa convenienza del tasso SAFE alla luce anche delle “condizionalità” e del “ficcanasaggio della Ue” sui conti italiani.
Per Tajani al contrario il SAFE “è vantaggioso”, ma in ogni caso smorza le polemiche: la lettera all’Ue per ‘prenotare’ i 14,9 miliardi “è stata inviata mesi fa dal ministro Giorgetti: non c’è alcuna rivelazione. Una tempesta in un bicchier d’acqua”.
Se è davvero così, lo si vedrà nei prossimi mesi, quando la questione dovrà essere affrontata. Le Ue però mette fretta: “Non c’è tempo da perdere, l’Italia deve accelerare”. La Lega ha idee diverse: “Se ne parla in autunno”. Tajani ancora una volta sopisce: “C’è tempo entro la fine dell’anno, lo ha stabilito la stessa Ue e noi rispetteremo quei tempi”.
Ma le opposizioni incalzano. Per il Pd “il governo è nel caos”, per il M5s “la maggioranza è divisa perfino sulle proprie priorità”. E Giuseppe Conte accusa: “Zero euro sui rincari della benzina e qualche briciola che non riporta il diesel nemmeno sotto i 2 euro. Sul riarmo però la strada è tracciata e si va avanti, ipotecando il nostro futuro per anni”.
