Era stato condannato in primo grado a 22 anni e 6 mesi per avere ucciso la sera del 6 marzo 2023 la moglie Sharmin Sultana, inscenando pure un suicidio. La pena ora è stata lievemente ridotta in appello per Ahmed Mustak, l’operaio originario del Bangladesh. Grazie al concordato in appello presentato dalla sua avvocata Vittoria Garbarini in accordo con la procura generale, in secondo grado la pena è stata ridotta a 21 anni di reclusione.
L’imputato aveva fornito nel corso del tempo versioni diverse. All’inizio aveva negato ogni responsabilità tanto che il delitto era stato considerato un suicidio, poi aveva ammesso la lite ma aveva sempre parlato di un incidente. Per la Corte di assise di Genova l’uomo aveva “mentito spudoratamente” e aveva commesso il delitto per impedire alla moglie di emanciparsi, di trovare un lavoro e di utilizzare liberamente lo smartphone per accedere ai social network.
In base a quanto ricostruito dagli investigatori, quella notte lui aveva aggredito la moglie colpendola con un pesante oggetto in pietra mentre i due figli piccoli erano in un’altra stanza a cenare. Anziché soccorrerla l’aveva lasciata morire e poi aveva gettato il corpo simulando il gesto volontario. Il corpo di Sharmin era stato trovato in strada la mattina successiva.
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