Un 2023 in verde nero

ghiaccio antartide

‘Quando andremo in stampa, la Cop28 non sarà cominciata. Speriamo di aggiungere nella versione online del nostro annuario la notizia di un accordo ambizioso’

Il 2023 si prepara a passare alla storia come l’anno più caldo di sempre, ma è un record che probabilmente sarà superato a breve, perché le promesse di tutti gli Stati fino ad oggi non bastano. A denunciarlo è l’Unep, che il 20 novembre scorso, a pochi giorni dall’inizio della Cop28 di Dubai, ha pubblicato il suo “Emission gap report”. In sintesi, nel documento del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente è scritto che le temperature globali aumenteranno di quasi 3 °C entro la fine del secolo, di gran lunga al di sopra degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, a meno che i Paesi non si impegnino più di quanto hanno dichiarato. Nello scenario più ottimistico, in cui vengono rispettati tutti gli impegni di riduzione dei gas serra, “si potrebbe limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi” ma, aggiunge l’Unep, “nessuno dei Paesi del G20 sta riducendo le emissioni a un ritmo coerente con questi obiettivi”, e “la probabilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi è solo del 14%”.

Insomma, le notizie sul clima – che siano report e studi scientifici o cronaca di eventi estremi sempre più devastanti a tutte le latitudini – somigliano a un bollettino di guerra o a quello sui contagi da Covid-19 che leggevamo ogni giorno alle 18 durante il lockdown. Tanto che quest’anno il nostro tradizionale annuario di news ambientali, curato da 15 edizioni da Fabio Dessì, fatichiamo a chiamarlo “dossier 100 notizie verdi”. Di “verde”, resta ben poco.

Eppure, in queste pagine, non mancano le buone notizie. Quelle che confermano l’affermazione degli scienziati dell’Ipcc, e cioè che “gli strumenti per decidere il futuro del clima terrestre sono nelle nostre mani”. Ad esempio, le fonti rinnovabili stanno registrando numeri da record: nel primo semestre del 2023 gli investimenti hanno toccato quota 359 miliardi di dollari. Fa ben sperare anche lo storico accordo, firmato il 6 marzo scorso, dopo 15 anni di discussioni e 4 di negoziati, per il primo trattato internazionale a protezione dell’alto mare.

Quando la nostra rivista andrà in stampa, la Cop28 non sarà ancora cominciata, ma speriamo di poter aggiungere nella versione online del nostro annuario, una gran bella notizia: un accordo ambizioso siglato a Dubai per mitigare il rischio climatico e trasferire ai Paesi più vulnerabili le risorse necessarie per affrontare gli eventi estremi dei quali sono le prime vittime. L’umanità ha gli strumenti per salvarsi e fare giustizia climatica. Niente deve toglierci la speranza, neanche le guerre.