Usa e Iran, accordo più vicino. Rimane il nodo dell’uranio, Khamenei: “Resta qui”. Trump: “Lo prendiamo noi”

Il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi, in visita in Iran per attività di mediazione, ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per esaminare le ultime proposte per porre fine alla guerra, nel tentativo di risolvere i punti di disaccordo ancora esistenti tra Stati Uniti e Iran.

Siamo vicini ad un accordo? Della questione, in queste ore ha parlato anche Trump: “Stiamo trattando” e risolveremo “in un modo o nell’altro” ha detto il presidente, lasciando al suo ministro della Guerra Pete Hegseth il compito di ricordare al regime che gli Usa “sono pronti a colpire, qualora fosse necessario” e a riprendere l’azione militare. Il capo delle operazioni navali Usa nella zona, l’ammiragio Daryl Caudle, ha gettato però un’ombra sulle capacità militari Usa, a quanto pare ridotte per l’eccessivo uso di armi (Washington in Iran, per dare un dato, ha usato il 20 per cento dei droni a lunga autonomia a sua disposizione ndr). Durante un’audizione al Senato, Caudle ha infatti dichiarato che “la Marina militare statunitense non ha le capacità per riaprire lo Stretto di Hormuz scortando le navi in transito”.

Anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio che si trova attualmente in Svezia per il vertice Nato, parlando di un possibile accordo con l’Iran ha detto che ci sono stati lievi progressi: “Restiamo in attesa di notizie su colloqui attualmente in corso. Si sono registrati alcuni lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c’è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi: l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari”.

Marco Rubio
Il segretario di Stato Marco Rubio (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Rubio: “Pedaggio a Hormuz impraticabile”

Rubio, già nella giornata di ieri aveva parlato della possibilità di istituire un sistema di pedaggio per lo Stretto di Hormuz che Teheran vorrebbe istituire in accordo con l’Oman. Se diventasse realtà sarebbe “inaccettabile” rendendo “impraticabile” un accordo con gli Stati Uniti. Oggi il segretario di Stato è tornato sulla questione spiegando che se venisse imposto in quel luogo verrebbe poi messo in pratica anche in “altri cinque posti in tutto il mondo”.

Il nodo dell’uranio arricchito

Per arrivare ad un accordo, cruciale resta il nodo del programma nucleare della Repubblica islamica che Usa e Israele vogliono smantellare, e dell’uranio altamente arricchito (circa 450 kg) utile a produrre l’arma atomica. Ma sul suo trasferimento in un Paese terzo, come chiesto dagli Stati Uniti nel memorandum che funge da base negoziale, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, tuttora nascosto al pubblico, ha posto il veto: l’uranio deve restare in Iran. L’indiscrezione, riferita dalla Reuters, è stata smentita dalla Casa Bianca e bollata come “falsa”. E persino da un alto funzionario iraniano che, parlando in condizioni di anonimato ad Al Jazeera, l’ha definita “propaganda dei nemici dell’accordo” e ha rilanciato la proposta iraniana di “procedere autonomamente alla diluizione del materiale” a una percentuale di arricchimento consentita per scopi pacifici.

“L’uranio arricchito lo avremo noi”, ha tagliato corto lo stesso Trump, ribadendo la condizione che venga trasferito negli Stati Uniti: “Probabilmente lo distruggeremo, ma non permetteremo che lo tenga Teheran”. Il Cremlino ha invece fatto sapere che Vladimir Putin ha parlato con Xi Jinping, nella sua visita a Pechino, dell’offerta di Mosca di trasferirlo in Russia, alleata dell’Iran.

“Si tratta di questioni che devono essere accettate sia da Washington che da Teheran. E al momento gli Stati Uniti non la accettano”, ha però riconosciuto lo stesso portavoce di Putin, Dmitry Peskov, senza riferire quale sia stata la reazione del presidente cinese.

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