Lo scorso 29 maggio Fabrizio Barberini ha ucciso il suocero Marius Adrian Dorobantu mentre quest’ultimo tentava di proteggere la figlia e i nipoti. “Forse voleva finirci”, questo il timore espresso dalla ex compagna di Barberini, Andra Florina Dorobantu, riferendosi a quando si era barricata in bagno con i figli di 15 e 7 anni, durante i momenti più drammatici della vicenda, che si sarebbe conclusa con l’omicidio del padre, avvenuto a Porcia (Pordenone).
Il passaggio cruciale è richiamato nell’ordinanza del Gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’uomo, ricostruendo gli istanti successivi all’aggressione. Secondo quanto emerge dal provvedimento, alla base della discussione familiare ci sarebbe stata la scoperta di un AirTag che l’uomo avrebbe nascosto nell’auto dell’ex compagna per monitorarne gli spostamenti. Da quel confronto sarebbe poi scaturita un’escalation culminata nei fatti oggetto dell’indagine. Dopo avere chiamato il 112 ed essere stata invitata a rimanere chiusa nel bagno insieme ai bambini, la donna avrebbe sentito Barberini tentare ripetutamente di sfondare la porta senza pronunciare alcuna parola.
La paura, riportata negli atti, era che potesse raggiungerli. Il gip evidenzia come l’indagato fosse ancora intento a cercare di abbattere la porta, quando sul posto sono arrivati gli agenti della Squadra Volante, intervenuti pochi minuti dopo la richiesta di aiuto. L’ingresso delle forze dell’ordine avrebbe così interrotto l’azione e consentito di mettere in sicurezza la donna e i due figli minori, rimasti barricati nel bagno fino a quando non hanno sentito la voce di una poliziotta chiedere se ci fosse qualcuno in casa. Nell’ordinanza il giudice richiama questo elemento come uno dei passaggi centrali nella valutazione della gravità del quadro ricostruito dagli inquirenti.
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