A Santa Marta si apre una nuova stagione della diplomazia climatica

Vettice Santa Marta uscita dalle fossili

Si è conclusa la prima conferenza internazionale sull’abbandono dei fossili organizzata da Colombia e Olanda. Funzionari, esperti e attivisti da 57 Paesi più la Ue si sono riuniti per una “Cop alternativa”. Prossimo appuntamento a Tuvalu

Si è conclusa a Santa Marta in Colombia la prima conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili. Funzionari, attivisti per il clima ed esperti finanziari provenienti da 57 paesi (più la Ue) si sono riuniti per discutere le modalità di transizione verso fonti energetiche alternative ai combustibili fossili. L’incontro, organizzato da Colombia e Olanda, non ha prodotto impegni vincolanti, ma ha portato a una serie di risultati preliminari: piani per una continua cooperazione tra i paesi, la creazione di gruppi di lavoro su temi quali il finanziamento e la transizione del mercato del lavoro, un impulso verso futuri negoziati per coordinare un’eliminazione graduale globale dei combustibili fossili. A Santa Marta, il governo francese ha presentato una “tabella di marcia nazionale” che illustra i piani per abbandonare il carbone entro il 2030, il petrolio entro il 2045 e il gas entro il 2050. Il prossimo anno la conferenza si ripeterà, questa volta organizzata da Irlanda e Tuvalu, stato insulare del Pacifico a rischio sparizione per l’innalzamento dei mari.

Conferenza Santa Marta

Le discussioni si sono concentrate su tre temi chiave: ridurre la dipendenza economica dai combustibili fossili, trasformare l’offerta e la domanda, rafforzare la cooperazione internazionale. Con questa conferenza, la Colombia e i Paesi Bassi presentano 5 risultati chiave che avviano un percorso orientato all’azione (pdf) affinché i paesi si sostengano a vicenda nel promuovere la transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili.

  1. Un impegno costante a mantenere le promesse: la seconda conferenza per la transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili è stata annunciata per il 2027. Sarà co-ospitata da Tuvalu e dall’Irlanda, con la conferenza principale che si terrà a Tuvalu e un incontro pre-conferenza in Irlanda.
  2. Rafforzare i collegamenti: un gruppo di coordinamento garantirà la continuità verso la seconda e le successive conferenze. Sarà composto da paesi che guidano diverse alleanze e iniziative che stanno attuando elementi della transizione dall’uso dei combustibili fossili e dai co-organizzatori della prima e della seconda conferenza: Colombia, Paesi Bassi, Tuvalu e Irlanda. Si collegheranno con il Gruppo di Attivazione 4 della COP30: Transizione dall’uso dei combustibili fossili in modo giusto, ordinato ed equo.
  3. Garantire la complementarità con l’UNFCCC e i quadri istituzionali esistenti. Il rapporto finale di questa conferenza verrà presentato alla COP30 per orientarne la tabella di marcia, condividendolo in vista delle riunioni intersessionali dell’UNFCCC a Bonn nel giugno di quest’anno.
  4. Canalizzare il potere collettivo: saranno istituiti tre filoni di lavoro, incentrati sull’identificazione di opportunità concrete e canali di cooperazione per superare la dipendenza dai combustibili fossili in preparazione alla seconda conferenza. I filoni di lavoro rimarranno aperti e flessibili, consentendo ai paesi di aderire o di assumere un ruolo guida, con il sostegno delle iniziative esistenti e avvalendosi, se necessario, di esperti e membri del processo di Santa Marta.
  5. La scienza come punto di riferimento per plasmare il futuro: il Science Panel for the Global Energy Transition (SPGET) è stato lanciato per sostenere i paesi nel superamento della dipendenza dai combustibili fossili. Lo farà aiutando a sviluppare tabelle di marcia allineate alla traiettoria di 1,5 °C, volte a smantellare le barriere legali, finanziarie e politiche alla transizione energetica.

Ecco: “A Santa Marta uno spazio alternativo per l’obiettivo uscita dalle fossili”

Il think tank sul clima Ecco scrive sul suo sito che “di fronte all’impossibilità, registrata alla Cop30 di Belém, di adottare una Roadmap in grado di definire un concreto percorso di uscita dai combustibili fossili, la Conferenza di Santa Marta, lanciata da Colombia e Paesi Bassi, si configurava come uno spazio alternativo per portare avanti questo obiettivo. Inizialmente sostenuta da 24 paesi, la conferenza ha, alla fine, visto la partecipazione di rappresentanti di 57 Paesi più l’Ue e di oltre 1500 tra esperti del mondo accademico e della società civile”. “La dimensione contenuta, l’assenza di paesi fortemente vocati nella difesa degli interessi fossili e l’assenza della regola del consenso hanno favorito uno scambio costruttivo”, scrive ancora il think tank. Per Ecco “la conferenza di Santa Marta rappresenta l’inizio di un processo di coordinamento plurilaterale per accelerare la transizione dai fossili. In questo senso, Santa Marta non è solo un processo innovativo che nasce dalla frattura del consenso multilaterale, ma anche l’espressione di una coalizione di 57 paesi con un peso economico e geopolitico significativo che intendono accelerare la transizione, nonché di uno spazio che mira a contribuire in modo concreto all’identificazione di soluzioni attraverso i diversi filoni di lavoro che mettono al centro riforme fiscali, industriali, energetiche e sociali”.

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