Inquinamento luminoso, ad Ascea arrivano le luci per tutelare le tartarughe

Tartaruga schiusa

Il progetto Life Turtlenest tutela le tartarughe Caretta caretta anche grazie all’illuminazione tarta friendly su spiagge e coste, in Cilento e ovunque serva. Ne parliamo con Chiara Carucci, lighting designer e titolare di Noctua.life

Portare la luce solo dove serve. È uno degli obiettivi del progetto Life Turtlenest, che mira a proteggere e monitorare la tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo occidentale, gestendo l’inquinamento luminoso sulle spiagge. Nocivo per il suo sviluppo e per il suo ciclo vitale, si tratta di un problema complesso, che contrappone gli interessi ecologici e quelli dei lidi. Abbiamo intervistato Chiara Carucci, lighting designer e titolare di Noctua.life – progetto di illuminazione sostenibile per tutelare la biodiversità notturna – curatrice delle nuove linee guida sull’inquinamento luminoso promosse da Legambiente.

Nelle linee guida si evidenzia come l’inquinamento luminoso minacci gravemente la Caretta caretta. Dal punto di vista della progettazione ecologica, qual è il cuore del problema?

Dobbiamo innanzitutto imparare a distinguere tra l’inquinamento luminoso astronomico e quello ecologico. Il primo, a cui pensiamo tutti intuitivamente, riguarda la perdita della visibilità del cielo e delle stelle. Il secondo, invece, ha conseguenze biologiche immediate e drammatiche: altera gli equilibri notturni e disorienta le specie costiere. Il nostro obiettivo come progettisti, in questo contesto, è individuare solo la luce che serve. Il mio approccio esce dagli schemi tradizionali perché non progetto soltanto le luci ma anche le ombre e il buio: disegnare le ombre è un passaggio vitale per preservare gli ecosistemi. Pensi, ad esempio, a un corpo illuminante a bassa quota: una lampada realizzata con un semplice pilastrino è studiata architettonicamente per fare esclusivamente la luce che serve sul percorso pedonale, conservando intorno il buio e le ombre idonee alla tranquillità della fauna selvatica.

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Siamo nel tratto costiero di Ascea, in Cilento. Come si traducono questi principi in un’azione pratica e visibile sul territorio?

Qui abbiamo applicato concretamente il paradigma dell’illuminazione “tarta friendly” per ridurre l’impatto sulla fauna marina. Le azioni principali su cui ci siamo concentrati per raggiungere il risultato sono state due: da un lato abbassare le luci che già c’erano, riducendone in modo mirato l’intensità luminosa, dall’altro intervenire fisicamente sulle infrastrutture, riducendo l’altezza dei pali. Questo intervento integrato permette di limitare drasticamente il disturbo visivo agli animali.

Come influiscono i colori e le temperature della luce sull’ecosistema marino?

Le tartarughe marine, in particolare i neonati, utilizzano la luce naturale riflessa dal mare per orientarsi. Fonti luminose artificiali non adeguate li disorientano. Al contrario, l’utilizzo di luci calde limita il disturbo sia alle femmine in deposizione sia ai piccoli. Sulla scogliera di Ascea è in progetto l’installazione di 82 paletti studiati con un uso scientifico della luce. Prevediamo di utilizzare led a temperatura di colore calda, ma non parliamo di luci color ambra, giallo o rosso. Abbiamo scelto sorgenti luminose con un’altissima resa cromatica. In ambito ecologico, infatti, la nitidezza e la resa dei dettagli non sono garantite dall’intensità luminosa ma dalla corretta diffusione della luce e dalla resa del colore. Inoltre, la luce sarà distribuita in modo calibrato e non uniforme: creare un’illuminazione omogenea e piatta cancella i volumi, mentre l’alternanza calibrata restituisce tridimensionalità, facilitando la nostra percezione visiva senza risultare invasiva per la spiaggia e l’ecosistema marino.

Ridurre problemi come l’abbagliamento migliora anche il comfort visivo umano e la qualità del turismo sostenibile?

È esattamente questo il fulcro della nuova progettazione: la vera sostenibilità si basa sulla coesistenza. Il problema principale di molte illuminazioni costiere tradizionali è il forte abbagliamento. L’utilizzo di luci calde, schermate e orientate verso il basso limita il disturbo per la fauna, ma al contempo restituisce ai cittadini e ai turisti il piacere di una passeggiata notturna più confortevole. Senza l’aggressione visiva di fari o lampioni dispersivi, l’occhio umano può adattarsi all’oscurità e godere del paesaggio serale. Inoltre, eliminare l’abbagliamento è fondamentale per chi lavora sul campo: i tecnici e i volontari che perlustrano le spiagge di notte o all’alba vengono spesso accecati dalle luci costiere, e questo gli impedisce di scorgere le tracce lasciate dalle tartarughe sulla sabbia per individuare i nidi. Progettare il paesaggio notturno con consapevolezza significa creare un ambiente di altissima qualità per il turismo lento, garantendo allo stesso tempo l’imprescindibile tutela della biodiversità.

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