La Commissione teologica internazionale, con autorizzazione di Papa Leone, esprime preoccupazione per la gravità dei danni all’ambiente, nel solco dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Giusto parlare di “peccato contro il Creato”, evitando il linguaggio puramente scientifico e la dispersione di responsabilità
Il Vaticano torna sui temi ambientali. “La questione ecologica è una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio”. E ancora, “il deterioramento dell’ambiente è allarmante, occorre un’azione urgente per la sostenibilità del pianeta” e poiché “nessuno è una monade” ma “tutto è connesso” è ancora più necessario “ascoltare il grido della Terra e dei poveri”. È quanto afferma in sintesi il documento “Prendersi cura della nostra Casa comune” elaborato dalla Commissione teologica internazionale e pubblicato con l’autorizzazione di Leone XIV, frutto di riflessioni svoltesi tra il 2022 e il 2025.
La Commissione teologica internazionale riassume, quindi, alcuni dati “molto allarmanti sul deterioramento ecologico”: il dissolversi della diversità biologica la quale “non è un lusso esotico”, bensì “un fattore chiave” per la sicurezza alimentare; l’inquinamento atmosferico; il peggioramento della qualità dell’acqua; la guerra che accelera “brutalmente” la distruzione dell’ambiente; le ricadute “gravissime” di tutto questo sui più poveri, sfruttati nelle loro risorse naturali e costretti alla migrazione.
Il documento rilancia quindi un forte appello: di fronte a una crisi ecologica “senza precedenti”, occorrono non solo soluzioni scientifiche e tecniche come ad esempio cambiamenti sostanziali nei sistemi di produzione, consumo, trasporto e utilizzo dell’energia, ma anche e soprattutto “un cambiamento dei valori culturali”, una vera e propria conversione ecologica nel modo di vivere. Al riguardo, il documento propone di parlare di “peccato contro il Creato e contro il Creatore”, una formulazione teologica che unisce il danno ambientale al rifiuto del disegno divino della creazione, evitando sia il linguaggio puramente scientifico (come “ecocidio”), sia la dispersione della responsabilità. L’attuale momento storico, infatti, “richiede a tutti, a partire da coloro che sono responsabili della vita pubblica, un’azione urgente a favore della sostenibilità del pianeta e dell’abitabilità della Casa comune. Non è solo un’esigenza etica, ma anche teologica”.
Dal rapporto con il Creato conseguono principi come la riverenza; la sostenibilità (“criterio imprescindibile che deve normare il sistema di vita e il modello economico che lo regge”); l’ascolto del “grido sconvolgente” della Terra, “tragicamente legato al grido dei poveri”, i quali patiscono maggiormente “le conseguenze del maltrattamento del pianeta”; il rispetto per la vita (che consente all’uomo di usare le risorse naturali, ma secondo necessità e moderazione, non attraverso uno sfruttamento indiscriminato); l’ascesi e il digiuno (risposta morale al sovrasfruttamento delle risorse, specialmente nei Paesi ricchi); e un impegno differenziato secondo le responsabilità delle diverse Nazioni.
E dal rapporto con il prossimo emergono anche la sacralità della vita umana (diritto incondizionato e inalienabile che gli Stati devono proteggere e promuovere, anche con il rifiuto della guerra); la destinazione universale dei beni (per la Tradizione cristiana “la proprietà privata non è un diritto assoluto” e pertanto la Casa comune deve essere curata anche per le generazioni future); la fraternità (antidoto a violenza, ingiustizia e a un individualismo “falso, egoista, atroce e avido”); la misericordia (senza amore, la vita umana si allontana da Dio e diventa subumana); e l’opzione preferenziale per i poveri, sempre più esposti al degrado ambientale e sempre più privi di risorse per mitigarne gli effetti.
Mons. Piero Coda, segretario della Commissione teologica, specifica: “Nell’economia globale del documento e come risultanza della chiave di lettura teologica che lo ispira, è di particolare rilievo la proposta di ‘intendere il peccato contro l’ambiente in modo analogo a come si sono progressivamente consolidate le nozioni di peccato sociale e di strutture di peccato’, vale a dire come ‘peccato contro il creato e contro il Creatore che ci ha consegnato il mandato e l’incarico di custodire, e persino di perfezionare la Casa comune‘. Con ciò si rimarca la radicale serietà della ‘svolta ecologica’ che interpella oggi la coscienza, chiedendo una conversione che per dispiegare tutta la sua efficacia a livello culturale e sociale, economico e politico, chiede innanzitutto di esprimersi a livello spirituale e religioso”.
Dal documento “Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”, spiega ancora il teologo, emerge “la proposta affidabile e attualissima di un’antropologia integrale” che supera “l’alternativa tra l’antropocentrismo predatorio e il biocentrismo radicale” consolidando il solco tracciato dall’Enciclica di papa Francesco Laudato sì. Viene però archiviata la prospettiva dell’ecocidio di cui tanto si era dibattuto nel corso del pontificato di papa Bergoglio.
