Il provvedimento emesso dalla procura di Potenza è stato depositato il 29 agosto. Disposto il blocco immediato delle operazioni di taglio e scavo. Legambiente: “Serve una riflessione seria sul rapporto tra sviluppo turistico e tutela ambientale”
Il 29 agosto è stato depositato il decreto di sequestro preventivo dell’area dove sono in corso i lavori di riqualificazione del comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone nel comune di Abriola, in provincia di Potenza. In base al provvedimento, emesso dalla procura di Potenza, è stato disposto il blocco immediato delle operazioni di taglio e scavo.
Tra le possibili violazioni commesse dai responsabili del progetto ipotizzate dalla procura vi sono quelle inquinamento ambientale per l’abbattimento in un’area protetta di 809 piante d’alto fusto, in prevalenza faggi. È stato contestato il reato di falso ideologico per induzione poiché nella documentazione presentata per la valutazione di incidenza ambientale non è stato fatto riferimento al taglio di specie vegetali che è poi è stato però effettuato su 81 piante all’interno della zona speciale di conservazione “Faggeta di Monte Pierfaone”. Tra gli altri reati ipotizzati vi sono poi la violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio per la realizzazione di opere in assenza di autorizzazione paesaggistica preventiva, la violazione della legge sulle aree protette per la realizzazione di una nuova seggiovia all’interno del Parco nazionale dell’Appennino Lucano senza il preventivo nulla osta dell’Ente Parco sul progetto esecutivo, la distruzione di bellezze naturali e la violazione urbanistico-edilizia per l’esecuzione di altre opere senza le autorizzazioni necessarie.
Ma non solo. Dalla documentazione acquisita dagli inquirenti è emerso che il progetto esecutivo è stato approvato il 6 agosto 2026 quando erano già iniziati i lavori di taglio affidati a tre imprese attraverso procedura diretta. La Soprintendenza non aveva ricevuto la documentazione relativa all’adeguamento alle prescrizioni imposte, né il cronoprogramma dei lavori, né il nominativo dell’archeologo incaricato. L’Ufficio Pianificazione e Paesaggio della Regione Basilicata aveva espresso una valutazione preliminare critica sul tracciato della nuova seggiovia, suggerendo soluzioni alternative, in quanto in assenza di piano d’ambito sarebbe stato autorizzabile solo il recupero delle attrezzature esistenti.
Sul caso torna a intervenire Legambiente che il 18 agosto aveva scritto al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin e che il 19 agosto aveva inviato una segnalazione al Comando Carabinieri Forestali.
Alla luce del provvedimento giudiziario l’associazione ambientalista chiede ora l’immediata convalida del sequestro da parte del giudice per le indagini preliminari affinché siano garantite le attività di accertamento tecnico e di conservazione dello stato dei luoghi. Legambiente chiede poi la piena accessibilità agli atti amministrativi e autorizzativi per consentire un monitoraggio informato da parte dei cittadini e delle associazioni, una verifica approfondita della compatibilità ambientale delle opere, in particolare per quanto riguarda l’interferenza con la Zsc “Faggeta di Monte Pierfaone” e con gli ecosistemi forestali tutelati, un’istruttoria sull’utilizzo dei fondi pubblici stanziati per accertare la regolarità delle procedure di spesa e l’eventuale sussistenza di danni erariali. Inoltre l’associazione ritiene fondamentale avviare al più presto un confronto pubblico sul modello di sviluppo turistico della montagna lucana, che valuti con equilibrio le esigenze di valorizzazione economica e quelle di tutela del patrimonio naturale e paesaggistico.
“Il sequestro disposto dalla procura – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente – è un atto che merita la massima attenzione. Conferma la necessità di verificare con rigore la correttezza dell’iter autorizzativo e l’impatto ambientale dell’opera. Come associazione, chiediamo che venga fatta piena luce su ogni aspetto della vicenda, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza e delle competenze di chi è chiamato a giudicare”.
“La vicenda di Pierfaone – commenta Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata – impone una riflessione seria sul rapporto tra sviluppo turistico e tutela ambientale in un’area di straordinario valore naturalistico come il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. Non si tratta di contrapporre attività economica e ambiente, ma di trovare modalità di fruizione sostenibili, che non mettano a rischio il patrimonio forestale e paesaggistico per modelli turistici anacronistici e artificiali”.
