Dal Nepal alle Alpi è allarme per i ghiacciai, tra crisi climatica e rischio crolli

Una foto del ghiacciaio Montasio da Carovana dei ghiacciai 2026

Dopo la tremenda alluvione in Nepal, provocata dal collasso di una massa di ghiaccio, anche il ghiacciaio Montasio sulle Alpi mostra segni di sofferenza per crisi climatica. Carovana dei ghiacciai: “Serve prevenzione. Oltre a politiche di mitigazione e adattamento, bisogna governare il paesaggio che cambia”

La crisi climatica non risparmia nessun ghiacciaio. Il 27 agosto una tragedia ha interessato l’area himalayana tra Nepal e Tibet causando morti e dispersi. L’alluvione, provocata da una frana o dal collasso di una massa di ghiaccio e dal conseguente enorme rilascio d’acqua, richiama l’attenzione sulla crescente complessità dei rischi nelle aree di alta montagna e l’urgenza di investire nella conoscenza e nel monitoraggio delle aree glaciali e deglaciate, nella valutazione preventiva dei rischi, in sistemi efficaci di allerta e protezione delle comunità esposte e in politiche di adattamento concrete ed efficaci.Legambiente con la sua campagna Carovana dei ghiacciai, che da sette anni osserva i ghiacciai alpini in collaborazione con CIPRA Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, esprime la sua solidarietà alle popolazioni colpite dall’alluvione.

Il commento degli esperti al disastro in Nepal

Subito dopo la tragedia, Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia e Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologia Italiana e docente dell’Università Bicocca di Milano hanno dichiarato: “Quello che sappiamo con certezza è che la criosfera sta cambiando rapidamente e che, insieme al ritiro dei ghiacciai, cambiano anche le condizioni di rischio. Occorre comprendere le nuove dinamiche, rafforzare il monitoraggio e costruire sistemi di prevenzione e di allerta adeguati alle trasformazioni in corso. In montagne in rapido cambiamento è necessario comprendere e riconoscere per tempo le nuove concatenazioni di fenomeni, ma conoscere il rischio non basta: servono politiche di adattamento efficaci e concrete, capaci di tradurre le conoscenze scientifiche in scelte di pianificazione, prevenzione e gestione del territorio, aggiornando infrastrutture, sistemi di protezione e piani di emergenza sulla base degli scenari climatici futuri. La prevenzione deve tenere il passo con la velocità delle trasformazioni in quota dettate della crisi climatica che non risparmia nessuna montagna. Un tema al centro del manifesto europeo e della piattaforma “Governare le Alpi che cambiano” e che stiamo portando in primo piano nelle tappe di Carovana dei ghiacciai 2026, in corso sull’arco alpino.

 La crisi a cascata

Il cambiamento della criosfera va sempre più interpretato alla luce di fenomeni interconnessi, all’interno di quella che viene definita una “crisi a cascata”: le trasformazioni di ghiacciai, permafrost e ciclo dell’acqua possono infatti interagire, modificando la stabilità dei versanti e generando nuovi scenari di pericolo. Diventa quindi fondamentale comprendere queste dinamiche nel loro insieme e rafforzare il monitoraggio continuo e integrato dei territori in trasformazione. Ad oggi appare in sofferenza anche il ghiacciaio occidentale del Montasio, situato nel cuore delle Alpi Giulie. Anche se negli ultimi vent’anni ha perso in tutto 2-3 metri di spessore contro 2 metri all’anno degli altri ghiacciai alpini, nel 2026 la sua “resistenza” comincia a vacillare.

A fare un punto è proprio Carovana dei ghiacciai di Legambiente che insieme agli esperti dell’Università di Udine e al Corpo Forestale Friuli Venezia Giulia, è salita in quota per osservare quel che resta dell’unico ghiacciaio del Friuli Venezia Giulia, il più basso dell’arco alpino posto a una quota media di 1900 m slm. Esteso per sette ettari e monitorato da diversi anni, risente sempre più delle alte temperature e soprattutto della scarsità di neve. A maggio, stando ai dati del bilancio invernale eseguiti dall’Università di Udine, sono stati misurati sul ghiacciaio fino a un massimo di 20 metri di neve, dieci metri in meno rispetto alle annate migliori che si attestano intorno ai 30-40 metri. La quantità di neve misurata con il bilancio invernale 2025-26 si colloca a metà strada tra quelle delle annate 2022 e quella del 2023, entrambe molto negative per tutti ghiacciai dell’arco alpino. Preoccupa anche il caldo anomalo registrato in questi mesi estivi. Venerdì 28 agosto, la minima è stata di 14C° e la massima 22°C.

La trasformazione del ghiacciaio del Montasio

In quota Carovana dei ghiacciai ha anche trovato anche un ghiacciaio molto cambiato rispetto a quattro anni fa insieme al paesaggio circostante. Se nel 2022 appariva integro e maggiormente voluminoso, oggi si presenta appiattito e in parte annerito, ha perso parte della sua copertura detritica nella parte alta, ed è segnato da crolli di rocce. Emblema della sua sofferenza la grande cavità posta nel settore superiore del ghiacciaio e ieri in parte crollata mentre Carovana dei ghiacciai la stava osservando. A cambiare è anche il paesaggio intorno al ghiacciaio, aumenta la presenza di licheni e altre specie pioniere guadagnano spazio, mentre più giù la vegetazione risale in quota con aceri, abeti rossi e betulle. Un segnale di quanto sia importante “Governare le Alpi che cambiano (pdf)” a partire dai ghiacciai più piccoli che sono l’emblema di quello che accadrà a quelli più grandi. Non va dimenticato che il Montasio si trova in una posizione privilegiata: è esposto a nord, è protetto dalle pareti dello Jôf di Montasio che lo ombreggiano e, con la loro conformazione ad imbuto lo alimentano con valanghe di neve, in più la copertura detritica presente lo protegge dai raggi del sole. Eppure, ciò non basta.

Saluto al ghiacciaio e flash mob

Flashmob caldo Carovana ghiacciai 2026

La quarta tappa in Friuli Venezia Giulia di Carovana dei ghiacciai – campagna internazionale di Legambiente che osserva i ghiacciai alpini in collaborazione con CIPRA ITALIA e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, partner principale [ comfort zone ] e partner sostenitore FRoSTA Italia – è stata accompagnata dal saluto al ghiacciaio che ha visto la partecipazione del fisarmonicista Paolo Forte e poi dal flash mob organizzato ai piedi dello Jôf di Montasio. Qui è stato srotolato dal team di Carovana dei ghiacciai lo striscione “Non è caldo, è crisi climatica” per lanciare un monito e un appello.

“Anche il ghiacciaio occidentale del Montasio – dichiara Federico Cazorzi, Fondazione Glaciologica Italiana e Università di Udine – ha ben visibili i segni del cambiamento climatico. Il suo stato di salute ad oggi non è certamente felice. Nonostante negli ultimi anni abbia dimostrato di essere più resistente rispetto ai grandi ghiacciai alpini alla fusione dovuta al cambiamento climatico, quest’anno una combinazione sfortunata di scarse precipitazioni invernali e accentuate e prolungate temperature estive, fa sì che ci sono oggi gravi compromissioni strutturali del ghiacciaio. C’è una grotta scavata nella parte alte del ghiacciaio dalla pioggia, non c’è quasi più traccia di neve e siamo solo a fine agosto. Di fronte a noi c’è ancora la stagione di settembre e ottobre per cui proseguirà la fusione”.

Dopo le prime quattro tappe in Francia, Valle D’Aosta, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, Carovana dei ghiacciai 2026 per la sua ultima tappa è ora in Piemonte fino al 3 settembre sul ghiacciaio di Coolidge – Monviso.

Ascolta il podcast “Dove il ghiaccio scompare”