Nel mandato negoziale in vista della Cop31, in Turchia, i Paesi Ue chiedono un cambiamento radicale su elettrificazione. Il Comitato europeo delle Regioni fornisce dati chiari ma, secondo le associazioni, il prossimo Quadro finanziario pluriennale propone tagli su clima e ambiente
La Cop31 dovrebbe segnare un “cambiamento radicale” nell’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima, imprimendo un’accelerazione all’abbandono dei combustibili fossili e alla transizione verso l’energia pulita, con l’elettrificazione al centro. È quanto chiede l’Ue nel mandato negoziale adottato dai ministri Ue dell’ambiente in vista della 31esima Conferenza sul clima, in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre.
Secondo il mandato concordato a Lussemburgo – che orienterà il negoziato europeo in Turchia – la Cop31 dovrà inoltre garantire uno spazio adeguato ai negoziati sugli sforzi di mitigazione. Nel mandato, l’Ue sottolinea l’urgenza di un’azione per il clima ambiziosa per evitare ogni ulteriore frazione di grado di riscaldamento e per tornare sulla traiettoria di 1,5 gradi. Mitigazione e adattamento sono considerati complementari ed entrambi essenziali per affrontare il cambiamento climatico. Le azioni sono sempre più urgenti, anche considerati i danni che la crisi climatica e gli eventi estremi potranno provocare.
Le perdite legate al clima in Europa potrebbero toccare i 2.400 miliardi di euro tra il 2031 e 2050. Il dato emerge dal rapporto sullo ‘Stato delle regioni e delle città 2026‘ realizzato dal Comitato europeo delle Regioni e presentato per l’avvio della 24esima Settimana europea delle regioni e delle città a Bruxelles.
Per prevenire e mitigare l’impatto delle catastrofi naturali vengono stimati come necessari 69 miliardi di euro di investimenti annuali. “Senza tali investimenti, i territori diventeranno inabitabili, non competitivi o isolati, il che indebolirebbe sia la coesione che il mercato unico”, mette in guardia il report.
Per il prossimo Quadro finanziario pluriennale, proposti tagli per 30 miliardi a clima e natura
Eppure, il percorso potrebbe andare in senso contrario. La nuova proposta della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034 prevede una riduzione complessiva del bilancio europeo che si tradurrebbe in tagli significativi agli investimenti per il clima e l’ambiente. Una scelta che, secondo Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Wwf Italia, Mira Network, Fondazione Ecosistemi rischia di indebolire la capacità dell’Europa di affrontare crisi climatiche, energetiche e ambientali sempre più gravi.
La proposta, contenuta nell’ultima Negobox, il documento che orienta i negoziati tra gli Stati membri, prevede un taglio al bilancio UE di 159 miliardi di euro (141 miliardi a prezzi del 2025). Considerando l’obiettivo di destinare il 35% delle risorse al clima e all’ambiente, la riduzione si tradurrebbe in 30 miliardi in meno per affrontare le sfide climatiche e ambientali dell’Europa. Le associazioni chiedono invece un cambio di rotta: destinare almeno 1.000 miliardi di euro al clima e all’ambiente nel prossimo bilancio europeo, di cui 200 miliardi alla biodiversità.
“L’Europa non può pensare di risparmiare tagliando gli investimenti proprio mentre le crisi climatica e ambientale si aggravano e hanno ricadute sempre più pesanti sulle nostre vite”, scrivono le ong in una nota congiunta. Sarebbe come disdire l’assicurazione mentre si avvicina una tempesta. Investire oggi significa ridurre i costi di domani, diminuire la dipendenza dai combustibili fossili, proteggere e ripristinare gli ecosistemi e rendere l’Europa più resiliente agli shock futuri. “Il prossimo bilancio europeo dovrebbe premiare e sostenere le attività agricole che proteggono il suolo, l’acqua e la biodiversità e garantire un fondo chiaramente dedicato al programma LIFE”.
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