Pesticidi, Legambiente: “La semplificazione non sia arretramento su salute e ambiente”

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L’Europa punta ad allungare i periodi di autorizzazione per pesticidi e biocidi. Legambiente chiede di rafforzare il principio di precauzione, accelerare le alternative a basso impatto e garantire controlli e revisioni scientifiche continue

La semplificazione delle procedure europee non può tradursi in un indebolimento delle garanzie a tutela della salute umana, dell’ambiente e della biodiversità. È questa la preoccupazione di Legambiente di fronte al nuovo passaggio dell’Omnibus X, il pacchetto europeo che interviene, tra le altre cose, sulle norme relative ai prodotti fitosanitari e ai biocidi.

Il 30 settembre il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione negoziale. Per i prodotti fitosanitari il mandato prevede, per diverse sostanze, periodi di approvazione di 15 anni per la prima autorizzazione e 25 anni per le successive, mentre per le sostanze attive a basso rischio e i prodotti che le contengono sono previste approvazioni e autorizzazioni senza scadenza. Per i biocidi vengono mantenute autorizzazioni con scadenza, ma con periodi estesi a 15 anni per le prime approvazioni e 25 anni per i rinnovi.

Il Consiglio sostiene che l’allungamento dei periodi di approvazione sarà accompagnato da garanzie aggiuntive, tra cui il riesame periodico della letteratura scientifica e dei dati di monitoraggio disponibili da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e un approccio più prudente per alcune sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione.

Per Legambiente, però, la tutela della salute e degli ecosistemi deve rimanere il criterio prioritario nella definizione delle politiche europee sull’uso dei pesticidi. “La semplificazione normativa è importante quando serve a rendere le procedure più efficienti, ma non può trasformarsi in una riduzione delle garanzie per la salute, la biodiversità e la qualità degli ecosistemi – dichiara Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente con delega all’agricoltura – Allungare in maniera così significativa i periodi di autorizzazione significa intervenire su un ambito nel quale la ricerca scientifica e le conoscenze sugli effetti delle sostanze possono evolvere nel tempo. Per questo riteniamo fondamentale che nessuna semplificazione riduca la possibilità di intervenire tempestivamente quando emergano nuove evidenze di rischio”.

Per Legambiente, però, la tutela della salute e degli ecosistemi deve rimanere il criterio prioritario nella definizione delle politiche europee sull’uso dei pesticidi

“L’agricoltura europea ha bisogno di innovazione, ma l’innovazione deve andare nella direzione della riduzione della dipendenza dalla chimica di sintesi, della diffusione delle alternative biologiche e a basso rischio e di sistemi produttivi sempre più resilienti – prosegue Gentili. La strada da percorrere non è quella di rendere più facile mantenere a lungo sul mercato le sostanze esistenti, ma quella di accelerare la ricerca, l’autorizzazione e la diffusione delle alternative più sostenibili, sostenendo concretamente le aziende agricole nella transizione”.

Il tema riguarda non soltanto gli agricoltori e gli operatori professionali, ma l’intera collettività. I pesticidi possono avere effetti sugli ecosistemi, sugli insetti impollinatori, sulla qualità delle acque e sulla biodiversità e, proprio per questo, la loro regolamentazione deve mantenere un elevato livello di attenzione sul piano ambientale e sanitario. Legambiente ritiene inoltre necessario rafforzare il sistema di monitoraggio e rendere pienamente trasparenti i dati disponibili sull’utilizzo e sulla presenza dei residui, affinché le decisioni sulle autorizzazioni possano essere aggiornate sulla base delle più recenti evidenze scientifiche.

Per Legambiente, la Commissione europea deve rilanciare con determinazione gli obiettivi e le linee guida delle strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030, nel quadro del Green Deal europeo, fondamentale per contrastare i rischi ambientali e sanitari legati all’agricoltura e agli allevamenti intensivi e limitare i gravi danni che la crisi climatica provoca all’intero settore agricolo. È necessario aumentare significativamente le superfici coltivate con metodo biologico, promuovere le buone pratiche agricole, come le rotazioni colturali, le minime lavorazioni del terreno e i sovesci, e ridurre il consumo di acqua attraverso colture più adatte alle caratteristiche dei territori e meno idroesigenti. Occorre inoltre migliorare la fertilità dei suoli per contrastare i processi di desertificazione e ridurre in maniera significativa l’impiego di pesticidi, favorendo un modello agricolo più sostenibile e resiliente.

“Il principio di precauzione deve restare una bussola irrinunciabile – conclude Gentili – Chiediamo che nel confronto tra Consiglio e Parlamento europeo venga garantito un sistema realmente dinamico, capace di intervenire quando emergono nuovi rischi e, allo stesso tempo, di premiare e accelerare le soluzioni che consentono di ridurre l’uso dei pesticidi. La competitività dell’agricoltura europea non può essere misurata soltanto sulla riduzione degli oneri burocratici: deve essere legata anche alla capacità di produrre cibo tutelando la salute, il suolo, l’acqua, la biodiversità e il futuro delle nostre campagne”. Il dossier passerà ora alla fase negoziale tra Consiglio e Parlamento europeo, con l’obiettivo indicato dalla presidenza del Consiglio di arrivare a un accordo provvisorio sull’insieme dell’Omnibus X entro la fine del 2026.