A colloquio con Giorgio Baracani, Presidente del CONAPI: un bilancio delle produzioni nei primi due quadrimestri del 2026 e una riflessione a 360 gradi sul ruolo dei cambiamenti climatici, delle associazioni, delle normative e delle istituzioni per la tutela della qualità e della filiera made in Italy
Come è andata la raccolta del miele in Italia nei primi 8 mesi di quest’anno?

La campagna apistica 2026 conferma, ancora una volta, quanto la produzione di miele italiano stia pagando il prezzo della crisi climatica. L’andamento produttivo è stato estremamente disomogeneo sul territorio nazionale: alcune zone hanno registrato risultati complessivamente migliori rispetto agli ultimi anni, mentre la situazione è stata molto più difficile nelle regioni caratterizzate da temperature elevate e persistente siccità, come Sicilia e Sardegna. Tra gli elementi positivi della stagione va evidenziata la ripresa della produzione di miele di acacia, che ha consentito di tornare a disporre di quantitativi significativi dopo le forti difficoltà degli anni precedenti. Purtroppo, questo dato incoraggiante non è sufficiente a compensare l’assenza o la forte riduzione di altre produzioni tipiche del nostro territorio quali quella del miele di agrumi, che in molte aree sono state assenti o hanno registrato risultati del tutto marginali.
Che ruolo ha svolto il clima, con l’aumento delle temperature medie e gli eventi metereologici estremi?
Le anomalie climatiche, sempre più frequenti e intense, continuano a compromettere le fioriture e la disponibilità di nettare, determinando raccolti fortemente variabili e, in molti casi, insufficienti. Non si tratta di problematiche riconducibili all’esperienza degli apicoltori, ma di una crisi strutturale legata a fattori esterni che stanno mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende del settore.
Cosa possono fare le realtà associative di settore e cosa chiedono alle istituzioni?
Le principali associazioni apistiche nazionali hanno chiesto al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste l’attivazione di strumenti di sostegno specifici al reddito degli apicoltori nell’ambito della nuova Politica Agricola Comune. Le stime evidenziano infatti una contrazione dei ricavi compresa tra il 25% e il 50%, una situazione che richiede risposte concrete e tempestive per salvaguardare un comparto strategico non solo dal punto di vista produttivo, ma anche per il fondamentale servizio di impollinazione che le api garantiscono all’intero sistema agricolo.
Quali gli effetti sull’import ed export dei produttori italiani?
Assistiamo a un aumento delle importazioni di miele dall’estero, cresciute di circa il 18%, utilizzate per colmare il vuoto presente sugli scaffali determinato dalla minore disponibilità di prodotto nazionale. Una dinamica che rischia di penalizzare ulteriormente il miele italiano e che rende ancora più urgente valorizzare il lavoro dei nostri apicoltori e garantire ai consumatori la massima trasparenza sull’origine del prodotto.
Come difendere la qualità del miele italiano e tutelare insieme produttori e consumatori?
Occorre richiamare l’attenzione sul percorso di riconoscimento del Disciplinare unico nazionale del sistema di qualità nazionale per il Miele Qualità Certificata SQNZ. Si tratta di uno strumento fondamentale per valorizzare le produzioni italiane, differenziarle sul mercato e riconoscere l’impegno delle aziende che operano secondo standard elevati. Auspichiamo pertanto che il relativo disciplinare possa entrare in vigore quanto prima, rappresentando un importante passo avanti per la competitività e la tutela del miele italiano.
