Ciao Massimo

Massimo Scalia

Massimo Scalia, uno dei padri dell’ambientalismo scientifico e una delle menti che hanno portato il movimento antinucleare a vincere due referendum, è scomparso improvvisamente, lasciando nella sua Legambiente un vuoto enorme. Ecco il ricordo di chi ha lottato con lui, di chi è cresciuto con lui. Di chi lo porterà sempre nel cuore

Stefano Ciafani

“Sono onorato”. Con queste due parole, dette con la sua voce inconfondibile, Massimo mi ha risposto un mese fa quando lo chiamai per chiedergli se avesse voglia di stare nella lista dei delegati, da eleggere in rappresentanza dei soci nazionali, al nostro XII congresso nazionale, tenutosi a Roma due settimane fa. Con la stessa generosità, la scorsa primavera mi rispose “sì, lo faccio volentieri” alla richiesta di scrivere per Nuova Ecologia il suo ricordo sulle tappe che portarono alla nascita dell’allora Lega per l’ambiente, dalle assemblee a “La Sapienza” alle manifestazioni anti nucleare. E che abbiamo inserito anche nella pubblicazione La nostra storia regalata agli ottocento delegati di Roma.

Massimo l’ho sempre conosciuto così: attaccato alla maglia associativa e sempre disponibile per l’associazione che aveva contribuito a fondare. È sempre stato un indomito difensore del “popolo inquinato” e del modello energetico libero dalle fossili e dal nucleare.

Ho alcuni ricordi di quando era presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Ciclo dei rifiuti e della sua partecipazione alla nostra festa organizzata nel 2015 alla Casa del Jazz di Roma per salutare l’approvazione della legge con cui i delitti ambientali entravano nel codice penale, per cui anche lui si era battuto in Parlamento quando era deputato. Ricordo molti aneddoti di quando andavamo in giro per l’Italia per partecipare alle iniziative dell’associazione per fermare la seconda volta il nucleare col referendum del 2011. Ricordo anche l’ammirazione che provavo per i suoi interventi schietti, senza giri di parole, nel nostro direttivo nazionale, a partire dal 2007, quando ne entrai a far parte anche io.

Massimo è stato un grande legambientino. Sarà per sempre una colonna del Pantheon associativo. E ci mancherà davvero tanto.

 

Renata Ingrao

Ho conosciuto Massimo nel 1984, quando mi sono avvicinata a Legambiente lavorando a La Nuova Ecologia. È stato per me, come per tante altre e altri, un riferimento fondamentale – competente, affidabile, combattivo – nella battaglia sul nucleare e per l’ambientalismo scientifico e politico. Gli ho voluto tanto, proprio tanto bene. Alla sua intelligenza e serietà univa sempre il senso dell’ironia, con una simpatia naturale davvero irresistibile, e una sensibilità umana profonda. Ci eravamo persi di vista ma questa notizia tremenda mi ha gelato, lo vedo e lo sento vicino, e me lo porterò sempre nel cuore.

 

Lucia Venturi

Con molta tristezza scrivo queste righe per salutare Massimo con cui, come tanti altri in Legambiente, ho condiviso molte battaglie, ma in particolare quella contro il nucleare. Lo ricordo ai blocchi a Montalto di Castro, nelle assemblee per affermare un nuovo modello energetico basato sulle fonti pulite, quando era presidente della prima commissione sulle Ecomafie. Nelle lunghe interviste che gli ho fatto per Greenreport era insofferente a dover ripetere “sempre le stesse cose” riguardo al nucleare, ma riusciva sempre a contestualizzare con la sua grande ironia e sagacia. Anche quando gli ho chiesto di scrivere la prefazione per l’ultimo libro che ho scritto, La menzogna nucleare, la sua prima risposta è stata: “ancora?”. Ma poi lo ha fatto con la generosità che lo ha sempre contraddistinto e per me questo suo contributo rimarrà per sempre un ricordo prezioso della nostra storia.

Ciao Massimo, che la terra ti sia lieve.

 

Francesco Ferrante

Sono arrivato in Legambiente nell’autunno del 1987. Leggevo Scalia, con il suo “gemello” Mattioli, da prima. Anzi è stata anche “colpa” di quei loro articoli sul nucleare se feci quella scelta che ha segnato poi così tanto la mia vita. E Massimo è stato un “fratello maggiore”, un compagno di lotte e di impegno per il cambiamento, ma anche di tante risate. Un amico con un’energia davvero rinnovabile perché non si esauriva mai. Sarà strano non sentire più quella sua voce roca, a volte incazzata, spesso divertente, sempre intelligente.

 

Roberto Della Seta

Massimo Scalia è stato, con Ermete Realacci e Gianni Mattioli, l’altro “volto” principale del mio incontro, da obiettore di coscienza, con la Lega per l’Ambiente (allora si chiamava così). Arrivai all’inizio di aprile del 1986, dopo pochi giorni ci fu Chernobyl e comincio la stagione gloriosa delle mobilitazioni antinucleari culminata nei referendum del novembre 1987. Massimo era un leader indiscusso del movimento contro le centrali atomiche: scienziato e militante, per me una figura quasi mitica. Ma subito ho imparato che Massimo era anche una persona umanissima, di straordinaria ironia, che malgrado il suo prestigio non incuteva soggezione ma un’incontenibile simpatia. Su questa impronta – un intreccio inestricabile di considerazione per la sua intelligenza e attrazione per la sua affabilità – si è costruito negli anni il mio legame di amicizia con lui. Oggi che se n’è andato voglio ricordarlo come un uomo, appunto, tanto intelligente quanto divertente. Un uomo, anche questo mi piace ricordare, dalle battute fulminanti, che di sicuro ne avrebbe oggi una pronta per salutare se stesso.

 

Massimo Serafini

Di Massimo conserverò tanti ricordi, non solo la sua straordinaria preparazione che lo rese uno dei principali referenti delle lotte ambientaliste, antinucleari in testa. Ciò che mi mancherà ancora di più è la disarmante ironia dei suoi interventi sempre graffianti e incisivi. Ciao caro Massimo.

 

Gianni Silvestrini

Massimo era una persona preparata, disponibile, ironica e radicale. Preparata sul fronte dell’evoluzione delle tecnologie nucleari come degli scenari energetici alternativi. Disponibile nell’affrontare lunghi viaggi per partecipare a un convegno, per sostenere gli ambientalisti impegnati in una battaglia. Ironico, chi lo ha conosciuto ricorda l’efficacia delle sue battute fulminanti. Infine, radicale, poco disponibile ai compromessi e tenace nell’impegno contro le multinazionali fossili.

Ci mancherai moltissimo, caro Massimo.

 

Enrico Fontana

Caro Massimo, è difficile scriverti sapendo che avresti stroncato con una battuta e una parolaccia, detta di cuore, qualsiasi eccesso di retorica. Perché sei sempre stato così, ironicamente ruvido. Eppure ne abbiamo condivisi di momenti importanti, come quelli dei pochi, intensi mesi di attività della prima commissione d’inchiesta istituita dalla Camera dei deputati, grazie a una proposta di legge scritta insieme, sul Ciclo illegale dei rifiuti. E della relazione, approvata all’unanimità da quella commissione, grazie alla quale le denunce di Legambiente contro l’ecomafia, la descrizione del saccheggio operato dal clan dei casalesi del litorale Domitio flegreo tra le province di Caserta e Napoli, i primi dossier sulle navi dei veleni, sono diventati un atto d’accusa istituzionale.
L’amicizia è un mosaico di ricordi, dalle cene, dove non mancavano mai le tue risate, alle imprese condivise, come la rinascita di Qualenergia. Chi ti ha conosciuto, attraverso l’impegno con Legambiente e in politica, non può che conservare di te ricordi importanti. Scusa se mi sono permesso di condividere anche quelli in apparenza più banali. Come una battuta. O una “parolaccia”. Ma sono gli scherzi che fa l’amicizia. Un abbraccio grande.

 

Rossella Muroni

Caro Massimo, sei stato un maestro di impegno e competenza: dalla militanza al rigore scientifico che hai tramesso a Legambiente. Una postura intellettuale e una credibilità che sono diventate patrimonio collettivo. Sempre generoso, sempre presente. Grazie per quello che hai fatto per tutte e tutti noi, Legambiente continuerà a camminare anche grazie alle tue idee e continueremo a combattere le molte battaglie che ti hanno visto protagonista.

 

Totò Ferro

Ho conosciuto Massimo 46 anni fa, noi giovani antinucleare di Milano, lui professore universitario agli inizi della sua brillante carriera. Ho frequentato Massimo da sempre, lui mi considerava un ingegnere mancato che aveva poco famigliarità con la Fisica e le grandi questioni energetiche. Nonostante ciò, siamo stati sempre molto vicini. Al mio settantesimo compleanno, neanche due mesi fa, è venuto alla mia festa: eravamo pochi amici, si stava riprendendo dopo la perdita di Adele e aveva voglia di ricominciare. Infatti, quindici giorni dopo ci invitò a cena a casa sua e cucinò pure un buon roastbeef. Il mattino dell’inizio del nostro congresso nazionale mi chiamò per chiedermi di andare insieme all’Eur, gli dissi di sì e che però sarei andato in moto. Allora mi rispose che essendo una pippa, e anche lento alla guida, sarebbe andato con i mezzi pubblici…

Ho voluto ricordare l’uomo Scalia e non quello straordinario ambientalista e scienziato che ci ha sempre aiutato a capire le dinamiche energetiche. Al mio compleanno mi ha regalato un bellissimo libro sull’intelligenza artificiale. Lo leggerò con grande attenzione.

Ciao Massimo, riposa in pace con la tua adorata Adele. Mi mancherà molto la tua cultura, così come mi mancheranno i tuoi sfottò sulle mie origini sannite.

 

Pippo Onufrio

Ho conosciuto Massimo quando ero uno studente in Fisica, a una delle prime assemblee nazionali contro il nucleare nell’aprile del 1977, a Verona. In quegli anni si costruiva il movimento antinucleare, che ebbe un punto di forza proprio nelle università. Per alcuni come me, Massimo e Gianni (Mattioli, ndr) furono, da subito, un riferimento importante. Abbiamo fatto un lungo pezzo di strada nelle battaglie ecologiste e verdi. Ci ha sostenuto come consulente di parte per Greenpeace al processo per le proteste alla centrale di Porto Tolle, dov’ero tra gli imputati. E ho sempre avuto, anche se un po’ diradati, scambi di idee e documenti. L’ultima volta che ci siamo visti eravamo seduti accanto al congresso di Legambiente: sempre lucido, sagace e pieno di verve. Mi mancherà molto.

 

Carlo Degano

Ricordo la sua schiettezza, il suo modo di rapportarsi a volte irrituale. Certamente non una persona facile. Ma era anche una persona profondamente buona e gentile. Difficile accettare che se ne sia andato in quel modo. Sarà una perdita per molti.

 

Andrea Poggio
Caro Massimo addio. Mi mancherà la tua lucidità e franchezza, la tua battuta roca e il forte accento romano. Con te abbiamo imparato a ricostruire i “conti sbagliati” dei piani energetici nucleari dei governi degli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso. E poi con Legambiente a vincere insieme ben due referendum per far uscire l’Italia dal nucleare. Prima e con meno costi dell’Austria e della Germania e di tanti altri Paesi europei. Abbiamo partecipato al tentativo di formare un partito verde. Abbiamo continuato a tenere vivi curiosità, attenzione alla ricerca scientifica (nucleare e ambientale), correttezza nella comunicazione e sforzi nella divulgazione in Legambiente e nell’attività pubblica. Oggi siamo tristi e determinati a proseguire.

 

Umberto Mazzantini

Aver conosciuto Massimo Scalia è stato uno dei privilegi che la vita ti regala a qualche incrocio inatteso. Averci pranzato, insieme alla sua ironia caustica e a qualche decina di persone in una pizzeria affollata di Portici, è stata un’esperienza tanto divertente quanto istruttiva, anche perché alla fine ho scoperto che Scalia pensava ci fossero due “Umberto Mazzantini”: uno che scriveva su greenreport.it, e con il quale aveva avuto qualche rapporto per pubblicare interventi e articoli, e l’altro che partecipava ai direttivi nazionali di Legambiente dicendo cose che lui non sempre condivideva. Credo che per lui fossi uno dei tanti atomi conosciuti di una materia a volte incandescente di energia come Legambiente.
Ma Scalia, che con la sua voce rochissima e il suo portamento da cavallerizzo, sembrava sempre sceso da una qualche motocicletta, non abitava nella torre d’avorio degli scienziati, impastava le sue teorie con la vita delle persone, la trasformava in complicatissimi studi che era perfino in grado di far capire a un ignorante come me e impastava la materia, l’infinitesima materia della Terra, delle stelle e dell’universo, con l’intelligenza umana, producendo ironia e conoscenza, bellezza e lotta per un mondo migliore.
Un uomo complicato e completo, che ha scelto di non stare da parte ma di mettersi con una parte: quella giusta per lui e per noi. Una scelta coraggiosa e coerente, per la quale il movimento ambientalista e antinucleare gli deve moltissimo e che lo rende indimenticabile anche per chi, come me, lo ha conosciuto purtroppo troppo poco.