Parlamentari, Legambiente e Comitato “No ponte” ribadiscono un secco No e chiedono agli organi europei di bloccare un progetto incauto e rischioso
Il ponte sullo Stretto al vaglio di Bruxelles. A porre la questione sui tavoli europei l’incontro “Un’opera che rispetta le norme Ue?”, che si è svolto il 19 febbraio nella sala “Spinelli” della sede del Parlamento dell’Unione, promosso da un fronte compatto di europarlamentari (AVS, PD, M5S). Al confronto hanno preso parte amministratori locali, membri di Legambiente e WWF, dei sindacati e dei comitati territoriali “No Ponte”, provenienti da Sicilia e Calabria, che hanno ribadito un secco no all’opera, chiedendo agli organi europei di porre fine a un progetto incauto e rischioso.
“Un ecomostro che ha falle da tutti i punti di vista: dagli aspetti progettuali all’iter autorizzativo e al rispetto di diverse direttive europee”. Così l’europarlamentare Annalisa Corrado (S&d) che ha posto l’interrogazione con risposta scritta alla Commissione europea: “Il ponte sullo stretto di Messina, incluso nella rete Ten-T, solleva criticità in merito alla conformità con le normative europee, in particolare la direttiva 2011/92/Ue sulla valutazione dell’impatto ambientale e la direttiva 92/43/Cee sulla conservazione degli habitat naturali. Si evidenziano: mancanza di studi tecnici su rischi sismici, erosione costiera e interferenze con le aree Natura 2000, necessità di autorizzazioni in deroga e dubbi sulla sostenibilità economica del progetto”.
L’Europa deve infatti stabilire se il progetto possa andare avanti in deroga alla direttiva comunitaria Habitat – sulla tutela dei siti della rete Natura 2000 -, come invocato dal governo italiano; una deroga prevista soltanto nel caso sia verificata l’incidenza negativa nell’ambito della valutazione, presente nel parere di compatibilità ambientale emesso dalla Commissione Via, e unicamente in cui non esistano soluzioni alternative e persistano motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, legati a salute umana sicurezza pubblica o conseguenze positive per l’ambiente.
Non è il caso del Ponte tra Calabria e Sicilia, dove le soluzioni alternative per l’attraversamento marittimo non sono prese in considerazione dalla società Stretto di Messina, il cui progetto definitivo non tiene conto né delle valutazioni ambientali, né dell’elevato rischio sismico dell’area. Come evidenziato da Guido Signorino, fondatore del Comitato Invece del Ponte e ordinario di Economia presso l’Università di Messina, il pilone sul versante calabrese dovrebbe sorgere a 30 metri da una faglia “attiva, certa e capace”, una condizione che secondo le più recenti normative italiane prevede la totale inedificabilità. Un disastroso impatto sulla vita dei cittadini e sull’ambiente, per un’opera di cui il rapporto costi-benefici viene sopravvalutato, e di cui si paventa invece il forte danno economico, con effetti negativi sulle vie marittime del Mediterraneo e sul raggiungimento del Porto di Gioia Tauro.
Mentre si moltiplicano gli appelli a rispondere alle reali necessità di intere regioni, Calabria e Sicilia, – fortemente carenti sul piano dei servizi e delle infrastrutture, in preda a crisi idriche e dissesto geologico -, e a non disperdere le esigue risorse pubbliche, si minacciano l’inizio dei lavori e l’esproprio dei terreni. A fronte della mancanza di un progetto esecutivo, i residenti delle due sponde sono gettati nel panico e vivono oggi una condizione di totale incertezza.
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A testimoniare la voce viva dei territori all’incontro a Bruxelles i membri delle associazioni ambientaliste e dei comitati, oltre a una nutrita delegazione di rappresentanti istituzionali, la sindaca di Villa San Giovanni Giusy Caminiti, e in collegamento il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.
Per Legambiente ha partecipato Giuseppe Vitarelli, avvocato socio del circolo di Messina, che sottolinea: “Ci batteremo in tutte le sedi competenti, e con tutti i mezzi giuridici a nostra disposizione, per garantire il diritto a un ambiente salubre, per la tutela del paesaggio e della biodiversità, così come riconosciuto dagli articoli 2, 9, 32 della nostra Costituzione”.
