Il linguaggio delle balene ha le stesse regole di quello umano

I canti delle megattere seguono la Legge di Zipf della frequenza. A rivelarlo uno studio dell’Università di Gerusalemme pubblicato su Science

Efficiente, chiaro, specifico. Il linguaggio delle balene segue le stesse regole del nostro. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Gerusalemme e colleghi, grazie a una ricerca durata otto anni e guidata da Inbal Arnon, del Dipartimento di psicologia, i cui risultati sono stati pubblicata sulle pagine della rivista Science.

Gli esperti sono riusciti ad analizzare e confrontare anni di registrazioni di canti di megattere provenienti dalla Nuova Caledonia, nell’Oceano Pacifico meridionale. I risultati della bioacustica indicano che le vocalizzazioni sono strettamente aderenti a un principio chiamato “legge di Zipf della frequenza”, una legge matematica che si riscontra in tutti gli idiomi del linguaggio umano ma che non era mai stata rivelata in nessuna altra specie: la parola più frequente è due volte più frequente della seconda, tre volte più frequente della terza e così via. Allo stesso modo dei bambini neonati, che imparano dove iniziano e finiscono le parole dagli spazi che intercorrono tra loro, anche le balene percepiscono i suoni all’interno dei termini espressivi come relativamente prevedibili, mentre quelli tra le parole come imprevedibili e inaspettati. Dalle analisi è emerso quindi che sia il linguaggio umano sia il canto delle balene hanno parti statisticamente coerenti.

La ricerca israeliana chiarisce che questo complesso sistema di vocalizzazioni e comunicazione viene appreso da ogni individuo grazie agli altri membri del gruppo, in un vero esempio di cultura animale. Ma gli esperti sottolineano che, nonostante sia stata compresa la struttura, ancora non siamo in grado di interpretarne il significato.