Agrivoltaico, la sfida del futuro passa dall’agricoltura

Agrivoltaico a Scalea, in Calabria

Il secondo Forum nazionale di Legambiente mette al centro il confronto tra agricoltura, energia e territori

 

di ANGELO GENTILI, responsabile agricoltura Legambiente

Il secondo Forum Nazionale sull’agrivoltaico promosso da Legambiente, che si è svolto il 5 maggio, si è chiuso lasciando un messaggio molto chiaro: intorno al rapporto tra agricoltura ed energie rinnovabili sta crescendo nel Paese qualcosa di profondo, concreto e ormai non più rinviabile. Non soltanto interesse, ma una vera domanda di futuro. Una richiesta di visione capace di tenere insieme crisi climatica, agricoltura, innovazione, sostenibilità e sviluppo dei territori.

La straordinaria partecipazione registrata durante il Forum, la qualità degli interventi, il confronto continuo tra imprese, mondo agricolo, istituzioni, ricerca scientifica e università hanno raccontato la necessità sempre più urgente di costruire una nuova alleanza tra produzione agricola ed energia pulita, superando finalmente contrapposizioni sterili che per troppo tempo hanno rallentato il cambiamento.

Da responsabile agricoltura di Legambiente seguo da anni il tema dell’agrivoltaico e credo che oggi sia arrivato il momento di affrontarlo con maturità, serietà e responsabilità. La crisi climatica sta già trasformando radicalmente l’agricoltura italiana. Siccità, ondate di calore, eventi meteorologici estremi, perdita di fertilità dei suoli e scarsità idrica stanno mettendo in difficoltà migliaia di aziende agricole e interi territori rurali. Basti pensare che negli ultimi dieci anni, secondo l’Osservatorio CittàClima di Legambiente, si sono verificati 184 eventi meteorologici estremi che hanno interferito negativamente con il settore primario, di cui 117 soltanto negli ultimi tre anni. A tutto questo si aggiunge una crisi economica che continua a comprimere fortemente il reddito degli agricoltori, mentre aumentano l’abbandono delle aree interne e la fragilità sociale.

In questo scenario, la transizione energetica non rappresenta soltanto una necessità ambientale. È una condizione indispensabile per difendere l’agricoltura stessa e garantire un futuro alle comunità rurali. Ridurre la dipendenza dalle fonti fossili significa rafforzare l’autonomia energetica, contrastare la crisi climatica e costruire un modello di sviluppo più giusto e resiliente, capace di dare risposte anche alla crisi geopolitica e ai conflitti sempre più legati al controllo delle risorse energetiche.

È qui che l’agrivoltaico può giocare un ruolo strategico. Non come semplice tecnologia, ma come possibilità concreta di integrare produzione agricola ed energia rinnovabile senza consumo di suolo. Quando progettato bene, infatti, l’agrivoltaico diventa un vero supporto strategico all’attività agricola: la accompagna, la protegge, la rafforza. Può contribuire a mitigare gli effetti delle alte temperature, migliorare la gestione dell’acqua, favorire innovazione tecnologica e garantire nuove opportunità economiche alle aziende agricole.

Da questo punto di vista è fondamentale adattare le tecnologie utilizzate, l’altezza dei pannelli e la distanza tra le file alle filiere agricole coinvolte, alle esigenze delle aziende agricole e al loro grado di meccanizzazione.

Il Forum ha mostrato chiaramente come oggi esistano competenze, esperienze e tecnologie capaci di rendere possibile tutto questo. Ma ha anche evidenziato una questione decisiva: non esiste un modello standard valido ovunque. L’agrivoltaico non può essere affrontato con logiche industriali o con progetti “copia e incolla”. Ogni impianto deve essere costruito attorno alle caratteristiche agricole del territorio, alle colture presenti, alla morfologia del terreno, alle pratiche agronomiche e alla vita concreta delle aziende coinvolte.

Se si chiama agrivoltaico, allora deve esserci davvero agricoltura. Deve esserci un agricoltore protagonista e non coinvolto in modo marginale. Deve esserci una co-progettazione che coinvolga fin dalle prime fasi agronomi, paesaggisti, ingegneri, mondo agricolo e settore delle rinnovabili, tenendo conto delle lavorazioni agricole, della biodiversità nelle aree rurali e della qualità delle produzioni. È proprio questo approccio a rendere possibile un’integrazione positiva tra produzione energetica e produzione agricola.

Sono molto numerosi i progetti presentati in ogni regione del Paese e circa 700 quelli selezionati attraverso il bando PNRR, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt e investimenti che superano i 17 miliardi di euro. Un’accelerazione che conferma il ruolo strategico dell’agrivoltaico, ma che rischia di restare incompiuta senza un quadro normativo stabile e coerente.

Per questo, come Legambiente, continuiamo a chiedere di accelerare gli iter autorizzativi con regole chiare e una pianificazione seria. Alle Regioni e ai Comuni chiediamo invece non di porre ostacoli ai progetti che arrivano sui territori, ma di facilitare e selezionare quelli in cui siano garantite qualità progettuale e reale integrazione con l’attività agricola. Allo stesso tempo è fondamentale favorire percorsi partecipativi con le popolazioni locali e tutti i soggetti coinvolti. Abbiamo bisogno di accelerare la diffusione delle rinnovabili, ma la qualità deve diventare il criterio centrale.

Il primo report nazionale sull’agrivoltaico presentato durante il Forum nasce proprio con questo obiettivo: analizzare le esperienze più significative, individuare le criticità ancora aperte e costruire sinergie tra mondo agricolo, imprese energetiche, ricerca scientifica e istituzioni. Un lavoro collettivo che dimostra quanto questo tema abbia bisogno di confronto continuo, multidisciplinare e partecipazione reale.

Un altro elemento emerso con forza riguarda il ruolo che l’agrivoltaico può avere nel contrastare l’abbandono delle aree interne. In molti territori rurali integrare produzione agricola ed energia pulita può rappresentare una leva concreta per riportare investimenti, occupazione e nuove prospettive soprattutto per le giovani generazioni. Dove l’agricoltura scompare, infatti, non si perde soltanto economia: si perde presidio del territorio, cura del paesaggio, coesione sociale e capacità di prevenire dissesto idrogeologico e degrado ambientale.

Grazie all’agrivoltaico possiamo inoltre ridurre gli input chimici, idrici ed energetici, aumentare le aree ad alta biodiversità nei terreni agricoli, utilizzare sensori e strumenti digitali per migliorare qualità e sostenibilità delle filiere e supportare positivamente anche l’allevamento estensivo, in particolare nel settore ovino.

L’Italia può senza dubbio diventare uno dei Paesi europei più avanzati in questo settore. Ha competenze scientifiche, capacità progettuali, qualità agricole e una straordinaria ricchezza territoriale. Ma per riuscirci serve una visione forte e condivisa. Serve la capacità di costruire un modello che tenga insieme agroecologia, innovazione, energia pulita e tutela del paesaggio.

Il Forum sull’agrivoltaico di Legambiente ha riunito proprio per questo i principali attori del settore, mettendo in evidenza gli scenari che abbiamo davanti. Il mondo scientifico ha fornito numeri e dati interessanti sul rapporto tra le singole colture e i pannelli fotovoltaici; le aziende delle rinnovabili hanno presentato progetti all’avanguardia e ribadito l’importanza di interventi di qualità e compatibili con le esigenze dei territori; le associazioni agricole hanno compreso la portata della sfida, evidenziando quanto questa opportunità possa essere utile per il settore primario, a partire dal coinvolgimento diretto degli agricoltori come protagonisti.

Proprio per questo abbiamo lanciato, come Legambiente, la campagna “Agrivoltaico: per un’Italia agricola e solare”, con l’obiettivo di attraversare la penisola e favorire momenti di confronto e conoscenza su una tecnologia strategica per rispondere alla crisi climatica e sostenere allo stesso tempo il settore agricolo.

L’agrivoltaico non rappresenta il futuro: rappresenta già il presente. Oggi nel nostro Paese esistono vino, olio, formaggi, miele, ortaggi, foraggere, legumi e frutta prodotti sotto i pannelli fotovoltaici. Tanto che come Legambiente abbiamo già nella nostra rete molti ambasciatori dell’agrivoltaico: agricoltori, allevatori e apicoltori che hanno scelto di diventare protagonisti di questo percorso strategico.

Abbiamo inoltre istituito da alcuni anni un osservatorio sui progetti di agrivoltaico presentati nel nostro Paese e possiamo dire con chiarezza che, rispetto alle prime esperienze, oggi registriamo una maggiore maturità progettuale, una qualità molto più alta e un’integrazione sempre più evidente con l’attività agricola.

La sfida che abbiamo davanti riguarda il futuro stesso dei territori rurali e il modo in cui sceglieremo di affrontare la crisi climatica. L’agrivoltaico può essere una parte importante della risposta: produrre energia pulita continuando, allo stesso tempo, a produrre cibo buono e sano.

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