Facebook, TikTok, Instagram, LinkedIn e X diventano strumenti di educazione ambientale nelle mani dei giovani chef e maître dell’Istituto Alberghiero Nino Bergese, protagonisti del progetto BioBergese, un percorso che unisce cucina, sostenibilità e comunicazione digitale per contrastare l’inquinamento da oli alimentari esausti.
L’iniziativa, coordinata dai docenti Prof. Felice Lavorgna e Prof. Antonio Rocco per i laboratori di cucina e sala, e dalla Prof.ssa Marcella Ercoli e Prof.ssa Giorgia Chionna per il coordinamento scolastico, ha trasformato la scuola in un laboratorio di creatività e cittadinanza attiva. BioBergese dimostra come scuola, imprese, consorzi ambientali e territorio possano collaborare concretamente per formare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la sostenibilità in un gesto quotidiano.
Il progetto, sostenuto da Nuova C Plastica e dal CONOE – Consorzio nazionale oli e grassi esausti, si inserisce nella campagna nazionale Stop Food Oils and Fats in the Sea, riconosciuta da ASviS come buona pratica territoriale per il contributo agli SDG 14 dell’Agenda ONU 2030.
Ogni anno in Italia si generano circa 300.000 tonnellate di oli vegetali esausti. Una parte rilevante proviene dalle cucine domestiche, non solo dalla frittura ma anche dagli oli residui nelle conserve sott’olio. Secondo i dati del settore conserviero, il consumo pro capite di tonno in scatola supera i 2,5 kg l’anno, con un contenuto di olio che oscilla tra il 10 e il 25%; molte altre conserve — come funghi, melanzane, zucchine e carciofi — possono arrivare fino al 40% del peso totale. Una quantità significativa che, se versata nel lavandino, entra direttamente nella rete fognaria. Il problema è aggravato dal fatto che i sistemi di depurazione primari, ancora molto diffusi in Italia, non sono in grado di rimuovere efficacemente oli e grassi, soprattutto quando sono emulsionati o mescolati ai reflui domestici. I dati nazionali mostrano un quadro critico: oltre la metà degli impianti effettua solo trattamenti di base e molte località costiere scaricano nei corsi d’acqua o direttamente in mare con depurazione minima. In un territorio come la Liguria, caratterizzato da bacini idrografici brevi e pendenti, ciò che entra nella rete fognaria può raggiungere il Mediterraneo in poche ore. Da qui nasce l’urgenza di un’azione educativa capillare che coinvolga famiglie, studenti e operatori della ristorazione.
Nel progetto BioBergese gli studenti delle classi 4a Cucina e 3a Sala non si sono limitati a cucinare: hanno trasformato le cucine della scuola in un set narrativo, producendo mini-spot, Reel, TikTok e Stories, coordinati dall’esperto di social media marketing Davide Romanini, capaci di parlare ai loro coetanei con un linguaggio immediato, creativo e autentico. Nei video hanno mostrato come gestire correttamente gli oli alimentari esausti — dall’olio di frittura a quello residuo nei vasetti di conserve —, perché non vanno versati nel lavandino né tantomeno nell’umido, e come questo scarto possa diventare biodiesel attraverso la filiera del recupero. Hanno raccontato anche dove consegnarlo a Genova, grazie ai punti di raccolta gestiti da AMIU Genova. In ogni contenuto compare la tanichetta Marino, realizzata con plastica da seconda vita recuperata dai mari, simbolo della campagna nazionale e vero elemento narrativo dei loro sketch.
A rendere i contenuti ancora più efficaci per le fasce di pubblico più giovani è la presenza di Marino, la mascotte ufficiale della campagna: un balenottero dal carattere generoso e combattivo, amico del mare e suo instancabile difensore. Nei video prodotti dagli studenti del Bergese, Marino affianca i giovani chef con il suo linguaggio visivo immediato e universale, trasformando un messaggio ambientale complesso in una storia comprensibile e coinvolgente anche per i più piccoli — perché la cura del mare, prima si impara, meglio è.
«BioBergese dimostra come la tradizione gastronomica ligure possa diventare un veicolo straordinario di educazione alla sostenibilità — evidenzia Andrea Ravecca, dirigente scolastico dell’Istituto Bergese. — I nostri studenti hanno saputo trasformare la gestione corretta degli oli alimentari esausti in un racconto digitale autentico e coinvolgente: la prova che responsabilità ambientale e creatività giovanile, quando si incontrano, producono risultati che vanno ben oltre le aule».
«Il progetto BioBergese parte da un luogo molto concreto: la cucina, dove ogni giorno si compiono scelte ambientali spesso sottovalutate — dichiara Roberto Spera, Direttore Generale di AMIU Genova —. Se sversato nel lavandino, un chilo di olio inquina una superficie d’acqua pari a quattro campi da tennis. Conferire correttamente gli oli alimentari significa evitare problemi alle reti fognarie, proteggere il mare e permettere a questo materiale di entrare in una filiera di recupero. Riciclarlo è un gesto semplice, ma ha valore solo se diventa abitudine condivisa».
«Il lavoro dei ragazzi del Bergese dimostra quanto sia potente il contributo delle nuove generazioni quando la sostenibilità viene raccontata con linguaggi contemporanei . Freschezza, competenza e creatività trasformano i social in strumenti capaci di diffondere buone pratiche e generare consapevolezza reale. L’olio esausto non è un rifiuto, ma una risorsa: convertirlo in energia significa proteggere il mare e costruire economia circolare» – Piero Camoli, amministratore di Nuova C Plastica.
