Era caduta un anno fa dal sesto piano nella tromba delle scale dell’edificio dove viveva, in salita superiore della Noce, nel quartiere San Martino a Genova. Il fatto è accaduto dopo una lite con il fidanzato. Nelle scorse ore, la giudice Elisa Campagna ha disposto altre indagini, da completare in quattro mesi, per fare chiarezza sulla morte di Evelin Moori Chamorro, peruviana, all’epoca 30enne. Nello specifico, la giudice ha chiesto che venga effettuata una ricostruzione dinamico-biomeccanica della caduta “per verificare se sia effettivamente compatibile con una caduta accidentale in assenza di un intervento di terzi”.
Per la morte della trentenne, era stato indagato il compagno Marlo Stephano V. C. con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Il pm Giuseppe Longo dopo tre mesi aveva chiesto l’archiviazione non rilevando alcuna responsabilità dell’uomo. I parenti della ragazza, assistiti dai loro legali, si erano opposti e la giudice ha dato loro ragione. Per la gip, oltre alla ricostruzione della dinamica della caduta, gli investigatori dovranno sequestrare il telefono della vittima, che non era stato analizzato al momento della tragedia, e acquisire i tabulati telefonici del cellulare della donna, ma anche del fratello e della cognata.
Ci sarebbero infatti delle testimonianze che divergono sull’orario di rientro a casa della donna. Secondo il compagno indagato e i suoi familiari, che vivevano nello stesso appartamento, la lite era stata repentina, non appena Evelin era tornata casa. Per i parenti di lei la ragazza era tornata a casa un’ora prima della caduta dalle scale. Da parte sua l’uomo, il cui telefono era stato messo sotto intercettazione dopo i fatti, si è sempre dichiarato innocente.
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