In “Water for Life” le storie di Berta Cáceres in Honduras, Francisco Pineda a El Salvador, Alberto Curamil in Cile. A Roma la prima del docufilm con il regista William Parrello e Berta Zúñiga Cáceres, figlia della leader assassinata nel 2016
Se l’accesso all’acqua potabile è ormai considerato un problema globale, in America Latina per molte comunità indigene è una questione di vita o di morte. È questo il leitmotiv del docufilm “Water for Life” (2023) del regista William Parrello, presentato per la prima volta a Roma al Nuovo Cinema Aquila, nell’ambito della rassegna cinematografica “Spirito del Tempo”. La pellicola ripercorre nell’arco di 10 anni tre storie di resistenza allo sviluppo indiscriminato, sostenuto da governi e multinazionali, per l’accaparramento di risorse vitali da destinare a progetti minerari su larga scala. È incentrata sulle vicende di tre leader indigeni dell’America Latina, tutti vincitori fra il 2011 e il 2019 del Premio Goldman per l’Ambiente e costretti ad affrontare minacce di morte e omicidi pur di proteggere le proprie comunità da inquinamento e distruzione.
Emblematica è quella di Berta Cáceres, leader del Copinh (Consiglio delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras), assassinata per aver sventato la costruzione del maxi impianto idroelettrico Aqua Zarca sul fiume Gualcarque, sacro per la comunità Lenca di Rio Blanco. Con lei Alberto Curamil, capo indigeno Mapuche in Cile, che è riuscito a proteggere il fiume Cautin, nella regione dell’Araucaní, dalla creazione di dighe che avrebbero devastato l’ecosistema locale. E poi Francisco Pineda, agricoltore salvadoregno, celebre per aver bloccato la realizzazione di una miniera d’oro, finanziata dalla società statunitense Pacific Rim, che avrebbe messo a rischio il fiume Lempa, fra i più importanti dell’America Centrale, prosciugandolo e contaminandone le acque col cianuro. Battaglia che ha portato nel 2017 al varo di una legge, che ha reso El Salvador il primo Paese al mondo a vietare l’attività di estrazione mineraria di metalli.
Storie corali, di coraggio, dignità e determinazione, che si snodano in un clima di violenza, soprusi e corruzione. Ma anche di vittorie nelle aule dei tribunali, che hanno aperto interrogativi su come lo sviluppo economico possa crescere in armonia con la tutela ambientale, evidenziando la necessità di far luce sulle responsabilità di aziende costruttrici e banche, coinvolte nelle speculazioni e nelle violazioni dei diritti umani.
Presenti alla proiezione, introdotta da Laura Renzi di Amnesty International Italia, il regista William Parrello e Bertha Zúñiga Cáceres, figlia dell’attivista hondureña uccisa da un commando armato il 2 marzo 2016. A dieci anni dalla sua scomparsa, si trova in Europa insieme al consulente legale del movimento Camilo Bermudez, per chiedere verità e giustizia sulla morte della co-fondatrice del Copinh. Ma anche per promuovere una campagna internazionale sull’indagine indipendente condotta dagli esperti forensi del GIEI (gli stessi che hanno indagato sul caso della sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, in Messico nel 2014). Presentata al Parlamento Europeo a Bruxelles, fa luce sul coinvolgimento dei finanziatori della diga Agua Zarca, cioè le banche di sviluppo olandese e finlandese FMO e Finnfund, che hanno portato a importanti conseguenze nella tragica vicenda di Caceres. Ma anche sul ruolo del potente clan Atala, una delle dinastie imprenditoriali più potenti dell’Honduras, a capo della società DESA (Desarrollos Energéticos S.A.), concessionaria del progetto idroelettrico, considerata fra i mandanti dell’assassinio.
Mercoledì 17 Giugno alle ore 21 presentano “Water for life” presso lo spazio LOA Acrobax, nell’ambito del dibattito “Latino America contro l’estrattivismo colonialista”. Nel corso dell’incontro saranno proiettati anche i teaser di due lungometraggi dedicati a due importanti rappresentanti indigene brasiliane, Alessandra Korap e Juma Xipaia, protagoniste rispettivamente di “Amazon: The new Minamata?” (2022) e “Yanuni” (2025). La prima, pellicola diretta dal regista Jorge Bodansky, segue la lotta del popolo Munduruku contro l’estrazione di oro e denuncia come la malattia di Minamata, causata dalla contaminazione da mercurio, minacci gli abitanti dell’Amazzonia. La seconda per la regia di Richard Ladkani e co-prodotta da Leonardo DiCaprio, segue Juma Xipaia nella difesa della foresta pluviale messa a ferro e fuoco dai minatori illegali.
Un’occasione per conoscere la voce e le istanze di popoli originari tra i più esposti alle conseguenze dello sfruttamento sistematico delle risorse, che rischiano la vita per difendere l’ambiente e le loro terre ancestrali.
