Nicosia, 22 apr. (askanews) – Un consiglio europeo informale simbolico di per sé. Perché ad ospitarlo – in virtù del semestre di presidenza di turno – è Cipro, ovvero l’isola nel Mediterraneo dove ai primi di marzo un attacco di droni contro la base aerea britannica della Raf ad Akrotiri, ha portato la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran a lambire direttamente il Vecchio Continente. E sarà proprio la situazione nel quadrante mediorientale – con la conseguente crisi energetica e il nodo della navigazione nello Stretto di Hormuz – a dominare la due giorni dei lavori che vedrà i capi di Stato e di governo dell’Unione europea ospitati domani sulle spiagge di Agia Napa e venerdì nei palazzi istituzionali di Nicosia, per affrontare un’agenda che si divide tra urgenze geopolitiche e architettura finanziaria dell’Unione stessa, con la questione del quadro pluriennale 2028-2034. Sarà anche il vertice di una Europa di volti che stanno cambiando, il primo senza Viktor Orban che, pur essendo ancora in carica per il disbrigo degli affari correnti dopo la sconfitta elettorale, ha preferito non esserci. A questo va aggiunta la recente vittoria di Rumen Radev in Bulgaria.
E sono proprio le spese per la difesa e il nodo di come affrontare l’emergenza energetica le due sfide principali che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, troverà davanti a sé a Cipro. Da tempo il governo italiano è impegnato, finora senza successo, nella richiesta di una sospensione del sistema europeo per lo scambio di emissioni (Ets) sul termoeletrico, “una battaglia – ha detto ieri a Milano – che stiamo conducendo in Europa e che ci porterà fra qualche giorno al Consiglio europeo a riproporre alcune proposte che consideriamo fondamentali nell’attuale crisi”. E, tuttavia, è una partita che pare tutta in salita considerando che il commissario Ue all’energia Dan Jorgensen presentando il piano Accelerate Eu, ha definto l’Ets un “successo” e “il motore principale della decarbonizzazione dell’Europa”.
Ma a Cipro la presidente del Consiglio arriva anche con una postura più ‘eurocentrica’ e un rapporto con gli Stati uniti complicato dalle critiche personali di Donald Trump. Il vertice di Parigi ha certificato la sua disponibilità a un maggiore interventismo nello Stretto di Hormuz ma anche in Libano per il dopo Unifil. E, tuttavia, i dati sul rapporto deficit/Pil al 3,1% pongono il tema dell’impegno per le spese militari dal momento che non permettono quella uscita dalla procedura di infrazione che avrebbe consentito di attivare la clausola di salvaguardia nazionale che consente agli Stati membri dell’Ue di usare più flessibilità.
Il vertice inizierà domani nella località balneare di Agia Napa alle 19 ora locale (ore 18 italiane) con un intervento (da remoto) del presidente ucraino Voloymyr Zelensky, che avviene mentre si concretizza lo sblocco del prestito Ue di 90 miliardi di euro a Kiev. Seguirà una discussione incentrata sul conflitto in Iran e in Medio Oriente e sulle sfide che pone all’Ue, in particolare su quale contributo dare alla de-escalation e alla libertà di navigazione e come affrontare l’impatto dei prezzi dell’energia e altre conseguenze geoeconomiche. Uno degli obiettivi fissati dalla presidenza cipriota è poi quello di “dare concretezza” all’articolo 42.7 del Tue, il Trattato sull’Unione europea, cioè la clausola di difesa reciproca che obbliga tutti i 27 Stati membri ad assistersi in caso di crisi. L’articolo stabilisce che se un Paese è vittima di un’aggressione armata sul proprio territorio, i partner debbano fornire “aiuto e assistenza con tutti i mezzi a loro disposizione”. Non essendo mai stato utilizzato prima, non esistono tuttavia regole precise su come attuarlo.
Venerdì i leader si spostano invece a Nicosia dove, durante la mattinata, discuteranno del Quadro finanziario pluriennale che il presidente Antonio Costa ha definito “urgente”. Al termine dei lavori è poi previsto un pranzo con i capi di Stato e di governo Ue, al quale parteciperanno anche i leader di Egitto, Libano, Giordania, Siria e il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per un confronto sulla situazione in Medio Oriente.
