Roma, 22 apr. (askanews) – Il ‘nuovo’ decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni, varato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso in seguito a una lunghissima gestazione e giunto alla firma del Capo dello Stato quasi venti giorni dopo, si avvia, tra le polemiche e un infuocato dibattito parlamentare, verso il via libera definitivo, venerdì, alla Camera. Sulla scia di uno scontro governo-Colle esploso sulla norma sui compensi agli avvocati ‘ad avvenuto rimpatrio’, che ha fatto saltare sulla sedia avvocati e, a ruota, i magistrati. E che è solo l’ultimo capitolo di un provvedimento su cui la moral suasion del Quirinale è intervenuta, già in fase di gestazione, per alcune ‘correzioni’ e degli altolà come sull’emendamento della Lega sugli sfratti per le seconde case. Oggi il voto di fiducia è passato con 203 sì, 117 no e tre astenuti.
Il ‘nodo’ sui rimpatri dei migranti è un ‘rompicapo’, ancora da risolvere. La premier Giorgia Meloni ne ha rivendicato il ‘buon senso’ e la scelta di ritoccarlo solo dopo l’approvazione del decreto, con un provvedimento ad hoc, non mette al riparo da incertezze, a partire dalle coperture ancora non individuate per ammissione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Gli uffici sono al lavoro su una via d’uscita e per venerdì stesso è atteso un Consiglio dei ministri per varare una modifica all’interno dei paletti posti dal Capo dello Stato. Si vedrà.
Il decreto legge è contestato in toto dai gruppi di minoranza perché ritenuto ‘incostituzionale’, un ‘decreto paura’, ‘panpenalista’ e ‘repressivo’, contro il ‘diritto al dissenso e a manifestare’, un ‘attacco allo Stato di diritto’, con coperture che evidenziano ‘profili di criticità’, un ‘monumento alla propaganda securitaria del governo Meloni’ che ‘criminalizza una generazione di giovani’.
Un provvedimento-bandiera, invece, per i partiti di governo con ‘parole d’ordine’ come sicurezza e migranti su cui dall’avvio della legislatura è stata mostrata sostanziale compattezza, seppur nel derby a trazione Fdi e Lega. Tanto da forzare, questa volta, fino ad un inedito braccio di ferro ‘pubblico’ con il Quirinale.
Il decreto legge è cresciuto con le modifiche introdotte nell’aula del Senato. Il testo, inizialmente composto da 33 articoli per un totale di 104 commi, ora ‘conta’ 38 articoli per un totale di 115 commi. L’iter è stato caratterizzato da un muro contro muro con le opposizioni. Sia a Palazzo Madama che a Montecitorio, il decreto è arrivato davanti all’Assemblea senza mandato al relatore e dunque senza aver potuto esaminare la gran parte degli emendamenti.
Non è stata posta la fiducia in Senato per l’esigenza del centrodestra di intervenire su alcune misure come l’articolo 1 sui coltelli che presentava criticità sul fronte della valutazione del ‘giustificato motivo’. I margini d’aula hanno aperto la strada anche alla norma sui compensi agli avvocati per i rimpatri dei migranti (emendamento unitario del centrodestra, a prima firma del senatore Fdi Lisei). Che fa il paio con una norma del decreto che cancella il gratuito patrocinio per i ricorsi contro i provvedimenti di espulsione, rivendicato dalla maggioranza e che alcuni addetti ai lavori ritengono di difficile applicazione.
La fiducia è poi arrivata alla Camera per blindarlo con una ‘tagliola’ sui tempi di esame in commissione e con la chiusura anticipata della discussione generale in aula, mentre esplodeva il caos e le opposizioni occupavano i banchi del governo.
Tra le principali misure una ulteriore stretta sui cortei con il discusso ‘fermo preventivo’, che inizialmente, prima dell’intervento del Quirinale, il governo aveva ipotizzato fino a 24 ore: questo può essere disposto per ‘non oltre 12 ore’ in presenza di un ‘attuale’ pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Possono essere trattenute ‘persone’ sulla base di ‘elementi di fatto’, ‘anche’ valutando il ‘possesso’ di oggetti o materiali ‘sospetti’ o in merito alla ‘rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni’ e se sussista un ‘fondato motivo di ritenere’ che si possano porre in essere condotte di ‘concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione’. Ne viene data ‘immediata’ notizia al Pm il quale, se riconosce che le condizioni non ricorrono ‘ordina il rilascio’. Nel caso di minori, i genitori devono essere informati ‘senza ritardo’.
Sempre in tema di manifestazioni, vengono depenalizzate alcune condotte prevedendo però sanzioni salatissime per il mancato preavviso all’autorità, estendendo la punibilità anche ai promotori tramite reti o piattaforme, pubbliche o private, o tramite gruppi chiusi di utenti. Schizzano le multe per chi non rispetta le limitazioni poste alla circolazione o cambia itinerario, per chi ‘turba il pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico o il regolare espletamento del relativo servizio di ordine e sicurezza pubblica’, per chi nasconde il proprio volto. Fino a una sanzione massima di 20mila euro nell’ipotesi di ‘disobbedienza all’ordine di scioglimento’ della riunione o dell’assembramento.
Viene ampliato l’ambito di applicazione dell’ordine di allontanamento e del DASPO urbano, anche nelle nuove ‘zone a vigilanza rafforzata’ individuate dal prefetto. L’allontanamento può colpire coloro che realizzino, nelle predette zone, comportamenti ‘violenti, minacciosi o insistentemente molesti’ e per coloro che siano anche stati solo ‘denunciati’ o ‘condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti’ per reati per cui è previsto l’arresto in flagranza, anche commessi in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico’.
Nuovi reati per contrastare la criminalità giovanile, tra ‘baby gang’ e i cosiddetti ‘maranza’ (copyright del centrodestra): si introduce una nuova fattispecie di reato per il porto ingiustificato di coltelli e strumenti da taglio con specifiche caratteristiche prevedendo la reclusione fino a tre anni e in caso di reati commessi da minori una sanzione pecuniaria per i genitori. Introdotta in Senato l’aggravante per fatti commessi su treni e altri mezzi di trasporto e una modifica al decreto Caivano che introduce una sanzione amministrativa compresa tra i 200 e i 1.000 euro a carico di chi ha la responsabilità genitoriale su alcuni reati per cui è previsto l’ammonimento del questore.
C’è poi lo scudo per i reati compiuti con ‘causa di giustificazione’: in caso di notizia di reato, se appaia ‘evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione’, si verrà iscritti in un registro separato (la misura era stata pensata solo per le forze dell’ordine poi estesa erga omnes). Misura invocata dal centrodestra dopo l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso nel quartiere di Rogoredo dall’agente di polizia Carmelo Cinturrino, che aveva parlato di legittima difesa, salvo poi essere sconfessato dalle indagini.
E ancora, novità sulla produzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti (il fatto non è definibile di lieve entità qualora le condotte siano poste in essere in modo continuativo e abituale); arriva il reato, con la previsione del carcere fino a 5 anni, per chi scappa all’alt di controlli stradali con l’arresto in flagranza differita; stretta sull’attività abusiva di parcheggiatore e guardiamacchine; norme sugli organici e sulla tutela legale delle forze dell’ordine con due ‘aggiunte’ dell’aula di Palazzo Madama (la proroga al 31 dicembre per l’incarico del comandante della Guardia di finanza Andrea De Gennaro e l’allungamento a 2 anni del mandato del vicecomandante dei carabinieri).
Infine le misure sui migranti (il pacchetto che contiene il ‘blocco navale’ è stato scorporato in un ddl ad hoc il cui iter non è ancora cominciato): dall’estensione dell’obbligo di cooperazione ai fini dell’accertamento dell’identità anche allo straniero ‘detenuto o internato’ all’estensione fino a tutto il 2028 delle deroghe per il potenziamento della rete dei centri di accoglienza e dei Cpr oltre alla semplificazione delle modalità di notifica degli atti ai richiedenti protezione internazionale e dispozioni in materia di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio. Compresa la norma ‘incriminata’ voluta dalla maggioranza in Senato e su cui ora dovrà essere risolto il ‘rompicapo’.
