Fine vita, l’appello di Roberto: “Vorrei morire a casa mia”


Milano, 20 apr. (askanews) – “Ho un tumore al cervello incurabile che si propaga sempre più velocemente. Da un momento all’altro potrebbe provocare un ictus. Mi chiamo Roberto e vorrei porre fine ai miei giorni prima che diventino impossibili a viversi. All’improvviso potrei perdere la vista, la parola, la capacità di muovere le braccia, le gambe. Purtroppo non c’è possibilità di cura. Ogni sera spero di morire nel sonno. La mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Per questo ho chiesto di essere aiutato a morire come previsto dalla Corte Costituzionale. In Svizzera sono pronti ad aiutarmi, ma preferirei morire a casa mia. Credo che una prognosi infausta come la mia debba essere un requisito sufficiente per avere l’aiuto del mio sistema sanitario. È una questione di dignità”. E’ l’appello lanciato in un video, pubblicato dall’Associazione Luca Coscioni, da Roberto, 67 anni, paziente veneto affetto da un tumore cerebrale diagnosticato nel 2006, che ha deciso di rendere nota la sua condizione e uscire dall’anonimato per chiedere di poter essere aiutato a morire in Italia, a casa sua.

Roberto è affetto da un glioma diffuso, una forma aggressiva di tumore cerebrale che negli ultimi anni ha comportato crisi epilettiche quotidiane, difficoltà motorie e un progressivo deterioramento cognitivo. Non esistono terapie disponibili e la prognosi è infausta. A ottobre 2024 ha presentato la domanda alla sua azienda sanitaria per la verifica dei requisiti richiesti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale per poter accedere al suicidio assistito in Italia. Dopo oltre cinque mesi, a maggio 2025, ha ricevuto un diniego da parte della ASL perché non sarebbe in possesso di uno dei quattro requisiti indicati dalla Corte: la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

Dopo il diniego, Roberto ha avviato il percorso per poter il suicidio assistito in Svizzera, ottenendo l’autorizzazione. Tuttavia, desidera poter scegliere di porre fine alle proprie sofferenze in Italia, nella propria casa. A seguito di un peggioramento delle sue condizioni irreversibili e del rifiuto di un’intervento chirurgico da lui valutato come troppo rischioso e privo di garanzie sull’esito, ha richiesto una nuova rivalutazione del suo stato di salute, assistito dal collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo.

“Il caso di Roberto dimostra dimostra la necessità di una legge che ampli i diritti delle persone nel fine vita, come la nostra legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale. Il testo di legge del Governo, invece, esclude il Servizio sanitario nazionale dal percorso di fine vita e restringe il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale ai soli trattamenti sostitutivi di funzioni vitali, in contrasto con quanto indicato dalla Corte costituzionale. Così si ignorano le sofferenze reali dei malati e si introduce una discriminazione basata sulle modalità della malattia, anziché sulla condizione clinica e sulla volontà della persona”, evidenziano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria Nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

L’Associazione Luca Coscioni, al termine delle due settimane di mobilitazione in oltre 100 piazze in Italia, rilancia oggi la raccolta firme online per chiedere alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di fare un passo indietro e lasciare il Parlamento libero di discutere una legge che garantisca davvero la libertà di scelta delle persone, come la legge di iniziativa popolare “eutanasia legale”.

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