Dopo 224 giorni di dibattiti, di litigi e di divisioni la nuova legge elettorale ha avuto il placet del Parlamento dopo che la Camera ha detto sì poco più di un’ora fa: 227 voti a favore contro 174 contrari. Un risultato che respinge tutte le voci sui franchi tiratori e su quanti pensavano che il governo andasse sotto con le elezioni vicinissime dopo le dovute dimissioni di Giorgia Meloni.
Non è successo nulla di tutto questo. La maggioranza si diceva tranquilla e così è stato. Una vittoria definitiva sulla quale non ci saranno altri scontri politici? Di “guerre” tra avversari di destra e di sinistra se ne sentirà parlare ancora a proposito perché questa legge non la digerisce né il Pd, né i suoi alleati.
Il percorso sarà forse ancora lungo perché ci saranno decine di ricorsi alla Corte Costituzionale nel tentativo di trovare un cavillo che possa ribaltare la situazione. Per la maggioranza è il punto dolente di una giornata di festa. Su questa ipotesi, i costituzionalisti non la pensano tutti allo stesso modo, ragione per cui è meglio usare ancora tanta prudenza prima di scrivere la parola fine per un problema che ha soggiogato la politica, un po’ meno gli elettori. Ad una massaia che va tutti i giorni a fare la spesa pensate voi che possa dare pensiero se il campo largo camminerà ancora diviso o se la destra finirà di farsi male perché l’unità traballa?
Due ore di interventi, i soliti pro e i soliti contro con tante parole amare lontane da quella correttezza che dovrebbe essere usata quando si è seduti alla Camera e al Senato. Le previsioni sono state rispettate. La sinistra ha risposto contro in maniera compatta, la destra idem. Incerto era solo il comportamento del generale Vannacci su come avrebbe votato Futuro Nazionale.
Ci ha pensato quasi subito l’onorevole Edoardo Ziello a dipanare la matassa. La vera destra siamo noi e non saremo mai dalla parte di coloro che hanno dimenticato i principi del loro “ex partito”. Per il resto si sono distinti l’onorevole Maria Elena Boschi, amara come il suo padrino, al secolo Matteo Renzi, l’altrettanto acido Angelo Bonelli che ha definito il governo uno sfascio, la solita Elly Schlein che ha ripetuto le tante mancanze del governo.
“Dovete solo andarvene a casa”, ha ribadito. Repetita non iuvant in questo caso. Alla fine qualche cartello con su scritto “Legge truffa”, qualche deputato deluso che ha alzato la voce. Nulla più, come se la sinistra fosse andata a Montecitorio certa di perdere, ma obbligata ad esserci.
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