Roma, 4 nov. (askanews) – C’è il silenzio di Giorgia Meloni. E la posizione ufficiale del governo per cui “non cambia nulla”. Le elezioni di midterm americane che hanno visto Donald Trump travolto da un’ondata blu-dem vengono accolte dal centrodestra con una freddezza che somiglia a una presa di distanza. Il mood in Fratelli d’Italia è che il risultato negativo era atteso, anche se magari non nelle proporzioni con cui si è materializzato. La presidente del Consiglio non commenta ma affida la linea ai suoi: quello con gli Usa resta un rapporto privilegiato a prescindere da chi lo guida. D’altra parte, è la stessa postura assunta dopo i plateali scontri con il tycoon che hanno mandato in soffitta mesi e mesi passati a costruire la narrazione sul ruolo della premier come ‘ponte tra Usa e Europa’. Non è un caso se nel dossier elaborato dal centro studi di via della Scrofa, si metta in evidenza come “recentemente ci sono state delle tensioni” tra i due proprio “sulla guerra in Iran, stessa guerra che ha molto impattato sugli esiti elettorali delle midterm”.
La strategia difensiva si basa sul concetto che “Fratelli d’Italia non si lascia andare a tifoserie quando si tratta di elezioni in altri Stati”, quella di attacco consiste nel criticare la sinistra che esulta per l’esito della votazione e chiede conto ai piani alti di palazzo Chigi dell’amicizia che fu. “Visto che l’opposizione si è spesso ritrovata al governo senza vincere le elezioni – si legge sempre nel dossier – deve avere un disperato bisogno di festeggiare qualcosa, pur se si tratti di un risultato in cui Pd, M5s ecc. non c’entrano proprio nulla”.
Insomma, una dissociazione dai primi mesi di entusiasmo seguiti alla vittoria del tycoon che arrivano al culmine nelle parole del vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani che, dopo aver ricordato che si tratta di “un voto che non ha mai condizionato gli equilibri in Italia” e che il governo ha “lavorato bene anche con Biden e Blinken”, in un colloquio con ‘Il Messaggero’, aggiunge: “Mai stati trumpiani. Neanche Giorgia Meloni è una Maga, per carità. Siamo conservatori e io sono berlusconiano”. Parole che scatenano le reazioni dell’opposizione. “Ora tutti si vergognano del loro passato”, incalza Angelo Bonelli di Avs, mentre Stefano Graziano del Pd si chiede se Tajani “si è dimenticato dei cappellini Maga e delle cravatte rosse che autorevoli esponenti del governo Meloni ostentavano pubblicamente”. E se Enrico Borghi ironizza chiedendosi se a destra sono già arrivati al ‘Trump chi?’, Stefano Patuanelli del M5s ricorda al leader di Forza Italia che hanno “partecipato alle convention, ripetuto gli slogan, condiviso le battaglie ideologiche, assecondato le richieste politiche, giustificato i dazi e persino evocato il Nobel”.
Sottotraccia restano le incognite su quelle che a questo punto potrebbero essere le prossime mosse di Trump per scrollarsi di dosso la sconfitta: cosa succederà in Iran? Il numero uno della Casa bianca tornerà a rilanciare sui dazi? Tutte domande che potrebbero pesare anche sui prossimi mesi di navigazione del governo verso le elezioni politiche. “Fratelli d’Italia – è la linea di difesa affidata ai parlamentari – continua a rivendicare la necessità di approcciare le relazioni con gli Usa seguendo sempre il faro dell’interesse nazionale italiano, portando avanti una storica prospettiva di collaborazione strategica e cercando di trarne il massimo vantaggio per le imprese ed i cittadini italiani”.
