Una scheda anagrafica con il nome “Grande Puffo” e l’indirizzo “Via Gargamella” è stata associata ai dati reali di una dipendente dell’Ausl di Modena. Un episodio insolito, nato da una procedura informatica di test, che ha portato il Garante per la protezione dei dati personali a sanzionare l’azienda sanitaria con una multa da 3.500 euro.
La vicenda è emersa dopo la segnalazione della lavoratrice, assistita dall’avvocata Chiara Ciccia Romito, esperta in materia di tutela dei dati personali. La donna aveva chiesto chiarimenti all’azienda dopo aver scoperto casualmente l’esistenza del doppione anagrafico, ma avrebbe ricevuto risposte con notevole ritardo.
La sanzione comprende 500 euro per la violazione del principio di esattezza dei dati personali e 3.000 euro per il ritardo nel fornire riscontro alle richieste della dipendente. Il Garante ha quindi contestato sia l’inesattezza delle informazioni sia la mancata tempestività nella gestione della segnalazione.
La scheda creata nel 2009 e modificata nel 2022
Secondo quanto dichiarato dall’Ausl, il profilo fittizio era stato creato nel 2009 dai tecnici informatici per effettuare prove sui diversi applicativi aziendali, compreso il sistema digitale di prenotazione. Il nome scelto richiamava il celebre personaggio dei cartoni animati, mentre l’indirizzo faceva riferimento al suo storico antagonista.
La situazione sarebbe cambiata nel gennaio 2022, quando la scheda di prova venne modificata inserendo i dati anagrafici della dipendente. L’operazione sarebbe stata effettuata per testare una procedura di prenotazione di un tampone molecolare per il Covid. In questo modo, un profilo nato per finalità tecniche finì per essere collegato all’identità reale della lavoratrice. Restano da chiarire le ragioni per cui sia stata scelta proprio quella dipendente per il test e quali ulteriori conseguenze possa avere avuto l’associazione tra i dati reali e quelli fittizi.
L’avvocata: “È un errore grave che coinvolge l’identità di una persona”
L’avvocata della dipendente considera il provvedimento un passaggio importante, soprattutto per il riconoscimento della violazione del principio di esattezza delle informazioni personali. “La sanzione sarebbe potuta essere più elevata, ma l’aspetto importante è che sia stata confermata la violazione del principio di esattezza, ed è un argomento sempre delicato e complesso da definire, soprattutto in una vicenda complicata come questa”, ha commentato la legale.
La professionista ha inoltre sottolineato che rimangono aperti diversi interrogativi, compresi gli eventuali sviluppi sul fronte del risarcimento. “E’ una situazione surreale, i nomi scelti possono fare anche sorridere, inevitabilmente, ma non è una storia divertente, è un errore grave che coinvolge l’identità di una persona”, ha ribadito.
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