La Corte d’Assise di Roma ha condannato per sequestro di persona i tre 007 egiziani. Caduta invece l’accusa di omicidio. Un quarto agente è stato assolto. Don Ciotti: “Siamo grati alla magistratura italiana”
La Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni tre 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni al Cairo nel gennaio del 2016: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, per il quale la procura aveva chiesto l’ergastolo, e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il quarto agente dei servizi segreti imputato, il generale Tariq Sabir, è stato assolto. I tre sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni: i giudici hanno infatti fatto cadere l’accusa di omicidio riconoscendo quella di sequestro di persona.
“È evidente che bisognerà leggere le motivazioni – ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei familiari di Regeni dopo la sentenza – ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi”.
Don Ciotti: ‘grati alla magistratura italiana’
“La verità senza giustizia è come un fiore che appassisce prima di dare frutto. Una verità che illude e non matura. Oggi siamo grati alla magistratura italiana per il suo coraggioso lavoro di scavo e ricerca della verità, la stessa verità che Giulio Regeni era impegnato a cercare nel suo ruolo di studioso, senza scorciatoie né compromessi. Quella verità gli è costata la vita, ed era il minimo per tutti noi restituire verità alla sua morte. Ma è una verità fragile, quella che è stata scritta oggi, destinata purtroppo a restare sulla carta senza incarnarsi in provvedimenti concreti”. A dirlo è don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele. “Abbiamo dato dei nomi ai colpevoli dell’omicidio. Abbiamo risposto a quella domanda terribile pronunciata dalla mamma di Giulio davanti al suo cadavere martoriato, ‘Che cosa ti hanno fatto?’”.
“Sappiamo quanto male gli hanno fatto, sappiamo chi lo ha fatto e in parte le ragioni. Ma sappiamo purtroppo anche che nessuno pagherà davvero per la morte innocente di Giulio. Né gli esecutori né i mandanti politici del delitto. La giustizia è talvolta difficile da affermare anche dentro il perimetro della nostra giurisdizione. Ma questa sentenza ci ribadisce qualcosa di doloroso: non esiste uno stato di diritto che superi i confini nazionali. La giustizia, nella dimensione internazionale, è vincolata alla volontà politica. Che spesso sceglie di coprire i colpevoli per interessi di potere. Giulio, perdonaci. Genitori, famigliari, amici di Giulio, perdonateci. Perché la vostra sete di verità oggi trova un parziale sollievo, ma la fame di giustizia rimane insaziata”, conclude Luigi Ciotti.
Leggi anche Calabria, scoperta una nuova specie di farfalla dedicata a Giulio Regeni
