SCENARI/ Meloni con Blair (in Albania), pranzo di lavoro pensando alle europee

Dimenticate la Giorgia della pompa di benzina. Quella serviva per uscire dal pantano populista cavalcandolo. Come la sua gemella che non voleva i pagamenti elettronici. Addio vecchia Giorgia. Le felpate stanze di Palazzo Chigi e la frequentazione dei tavoli “alti” la stanno convincendo che per sopravvivere e portare avanti una sua personale affermazione sui tavoli europei la vecchia Giorgia va rottamata. La nuova versione sta con i piedi per terra. O sull’acqua, navigando verso Valona, fingendo un relax che in realtà è quasi un viaggio iniziatico. Incrociando per caso Blair ed Edi Rama come una vecchia amica che si mette a spiegare ed ascoltare come va il mondo. Il suo lo vuole portare verso il conservatorismo liberale, abbandonando le posizioni sociali che ne facevano un perfetto archetipo della missina mascherata.

L’Europa, quelle delle destre liberali, ha bisogno di lei. E lei non vede l’ora di sedersi al tavolo mettendo in fila i suoi ex nemici che si accalcano per darle un consiglio e chiedere supporto al nuovo progetto di destra europea che vede in Le Pen, Salvini ed Orbán i campioni dell’alternativa anti-sistema.

Giorgia pone una questione politica diversa. Se ci vuole più destra liberale allora ci vuole anche un’Europa diversa, più al servizio dei singoli Paesi e meno votata alle questioni sociali. Più aperta a fare da supporto finanziario ai singoli Paesi e meno interessata al progresso sociale e civile. Insomma una confederazione che sia utile e non un progetto unitario di superpotenza continentale. Su questo spinge molto da tempo e cerca una sponda in chi, per necessità del suo ipotetico contributo elettorale (circa 9 milioni di voti sulla carta), è disposto ad ascoltarla.

Ora la questione è che già questo dialogo, questa contaminazione è una notizia, sia per la casa popolare, che con gli ex fascisti non avrebbe mai immaginato di dialogare, sia per Giorgia Meloni stessa, che ha sempre attribuito gran parte delle colpe sulle scelte del Paese all’Europa politica. Entrambi dovranno misurarsi e confrontarsi, mischiarsi e confondersi, e questo cambierà di parecchio sia la natura della prossima alleanza elettorale conservatrice, che potrebbe aprirsi alla Meloni, sia la natura delle posizioni politiche di Giorgia, che diventeranno sempre meno spendibili nella parte di elettorato più legato alla storia di destra del suo partito.

L’operazione è rischiosa e coraggiosa. O ne esce leader in Italia e in Europa, con in mano un consenso ed una credibilità politica degne di Berlusconi, o naufragherà sotto i colpi dei suoi stessi alleati che, per motivi diversi, sono i primi minacciati dall’iniziativa. A Tajani non è rimasto gran che, se non la sua presunta frequentazione in Europa. Dopo l’effetto sentimentale post scomparsa di Berlusconi, il suo campo è minacciato da Renzi e dalla poca chiarezza della sua leadership che in questi tempi appare inevitabilmente da seconda linea. La Lega, poi, mantiene il rapporto con la Le Pen in Europa con un solo grande obiettivo, anzi tre: nell’Ue, smontare il Green Deal e cambiare i trattati, anche rischiando di mettersi fuori dai giochi che contano, e in Italia dare a suoi governatori molti più poteri tramite il regionalismo differenziato.

Salvini continua a surfare con buona perizia ma sa che lo scontro politico con la Meloni è alle porte. Se Giorgia stravince, la presenza della Lega al Governo, senza l’autonomia differenziata, è pressoché inutile. Se Matteo vince, la sua leadership gli imporrà di chiamare banco e ripartire dalla Lega per rifondare il centrodestra.

Insomma il post-europee può essere traumatico ed in questa fase di riposizionamento si stanno mettendo le basi per minare la maggioranza che dopo la dipartita di Silvio ha perso smalto. Giorgia lo ha capito e perciò si muove nel campo europeo alla ricerca di un supporto, di una posizione che la legittimi ora che il padre nobile Berlusconi non può più garantire per lei.

Perciò deve mischiarsi, cambiare, presentarsi alle cene (e meno ai comizi) con il vestito nuovo. Mettere la freccia a destra, uscire dalla pompa di benzina sorridente anche se paga 2,2 euro a litro, pagare con la carta di credito soddisfatta anche se lascia qualche centesimo alle banche e pensare a come integrare i migranti che partono in massa anche se governa lei.

È la nuova versione che avanza, con il cellulare acceso per chattare con Blair e non più a farsi le foto per Instagram a Coccia di Morto. Ogni tempo ha i suoi bisogni, ogni fase la sua interpretazione. Se la nuova Meloni prenderà gli stessi voti della vecchia è presto per saperlo. Ma di certo, per chi ne ha il gusto, è tempo di popcorn.

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