Pasqualino Zenere si è ammalato di tumore dopo 13 anni di lavoro a contatto con sostanze perfluorurate senza adeguate protezioni. Per la prima volta, un giudice ha riconosciuto il legame tra esposizione e malattia
Una sentenza storica arriva dal Tribunale del lavoro di Vicenza nell’ambito dell’inchiesta sul maxi inquinamento da Pfas in Veneto. Per la prima volta, un giudice ha riconosciuto il nesso di causa tra l’esposizione prolungata alle sostanze perfluorurate e l’insorgenza di tumore.
Il caso riguarda Pasqualino Zenere, ex operaio della Miteni di Trissino, deceduto nel 2014 all’età di 76 anni a causa di un carcinoma uroteliale. Zenere aveva lavorato nello stabilimento per 13 anni (dal 1979 al 1992), entrando in contatto quotidiano con i Pfas senza adeguati dispositivi di protezione individuale.
Il giudice del lavoro, accogliendo il ricorso presentato dai familiari con il patrocinio dell’Inca-Cgil, ha stabilito che la lunga esposizione a queste sostanze chimiche è stata concausa determinante della malattia oncologica che ha colpito l’operaio. Di conseguenza, l’Inail è stata condannata al pagamento di una rendita ai prossimi congiunti di Zenere.
“Si tratta del primo caso in cui un Tribunale riconosce esplicitamente il nesso causale fra esposizione a Pfas e tumore”, ha sottolineato l’Inca-Cgil, evidenziando la portata di questo pronunciamento, che potrebbe ora fare giurisprudenza anche per altri procedimenti simili ancora aperti.
Il caso si inserisce nel più ampio contesto della vicenda Miteni, l’azienda al centro di uno dei più gravi disastri ambientali italiani, con migliaia di persone esposte a Pfas attraverso le acque potabili contaminate nelle province di Vicenza, Verona e Padova. Un primo significativo passo verso il riconoscimento delle responsabilità civili e penali connesse alla diffusione di queste sostanze tossiche e dei danni sanitari provocati ai lavoratori e ai cittadini dell’area coinvolta.
Leggi anche: Pfas, processo contro Miteni a Vicenza. Legambiente chiede ecogiustizia
