‘L’accordo sul clima di Dubai e quello sulla biodiversità del 2022 mettono al centro il ruolo delle foreste’
Il testo approvato alla Cop28 di Dubai, a fine 2023, ribadisce il ruolo della natura nella lotta contro il cambiamento climatico. In quello che viene definito il “decennio cruciale”, l’accordo “riconosce l’importanza vitale di proteggere, conservare, ripristinare e usare sostenibilmente la natura e gli ecosistemi per una azione climatica efficace e sostenibile”. E si spinge anche oltre. L’accordo impegna per la prima volta i Paesi aderenti alla Convenzione Onu sul clima ad arrestare e invertire, entro il 2030, la deforestazione e la degradazione delle foreste e di altri ecosistemi terrestri e marini che agiscono come assorbitori (sink) e depositi (stock) di carbonio e riparo per la biodiversità, in linea con gli obiettivi di biodiversità delle Nazioni Unite di questo decennio.
Prima di Dubai, l’accordo di Kunming-Montreal, raggiunto a fine 2022 nell’ambito della Convenzione Onu per la biodiversità, ha richiesto ai Paesi firmatari di realizzare progetti e piani di protezione e gestione delle foreste e degli ecosistemi ricchi di carbonio, la creazione di nuove foreste e una migliore gestione di campi agricoli, prati e pascoli, nel complesso definiti “soluzioni basate sulla natura”.
Dopo trent’anni di negoziati, le due Convenzioni per il clima e la natura sono dunque uscite dall’isolamento e attraverso il dialogo sono giunte a due impegni vincolanti che vanno nella stessa direzione. Purtroppo, un impegno troppo tiepido della Cop28 di Dubai sulla riduzione delle emissioni da combustibili fossili rischia di non piegare la curva delle emissioni di gas serra e del riscaldamento globale e, quindi, di trasformare ecosistemi ricchi di carbonio come le foreste in una fonte di emissioni di gas serra. Per questo, l’obiettivo principale, dal quale non dobbiamo distogliere l’attenzione, resta il taglio del 50% delle emissioni di gas serra entro la fine di questo “decennio cruciale”.
