Il numero di novembre di “Nuova Ecologia” racconta l’impatto delle guerre su ambiente e clima. In primo piano anche la Cop31 di Antalya, in Turchia. L’inchiesta “La kryptonite dei Balcani”, sulla miniera di litio di Rio Tinto in Serbia, e l’intervista al biologo marino David Gruber del progetto Ceti
Quando si racconta una guerra si contano i morti, i feriti, i danni all’economia. Molto meno si parla di fiumi, suoli, foreste e habitat. Il numero di novembre di “Nuova Ecologia”, con il titolo “Fronte del clima”, dedica la storia di copertina a questo aspetto dei conflitti armati: gli ecosistemi distrutti dai bombardamenti, le emissioni degli eserciti che sfuggono ai bilanci climatici, il lavoro dei ricercatori indipendenti che provano a misurarle.
L’articolo di apertura, “Guerra all’ambiente”, fa il giro dei conflitti in corso. A Gaza la distruzione degli edifici ha lasciato milioni di tonnellate di macerie che rilasciano nell’ambiente polveri, amianto e metalli pesanti. In Libano i bombardamenti hanno distrutto gran parte della vegetazione del sud. In Yemen la guerra ha compromesso l’accesso all’acqua e in Afghanistan gli ordigni inesplosi rendono impraticabili vaste aree agricole.
Ai danni sul territorio si sommano quelli sul clima. Il servizio “Clima bellico” entra in uno dei buchi neri della contabilità climatica internazionale: le emissioni degli eserciti, che secondo le stime disponibili valgono circa il 5,5% del totale mondiale. Se le forze armate fossero un Paese, sarebbero il quarto inquinatore del pianeta. Eppure, i governi non sono obbligati a dichiararle, per un’esenzione nata nei negoziati di Kyoto del 1997 su pressione degli Stati Uniti e mai davvero superata. Il caso dell’Ucraina dà la misura del problema: in quattro anni di invasione russa la guerra ha prodotto tante emissioni quante ne producono in un anno Belgio, Nuova Zelanda, Austria e Portogallo messi insieme. Accanto al conto delle emissioni, il servizio racconta anche chi sta costruendo una “geografia delle ferite”: database pubblici e reti di volontari che mappano gli attacchi a impianti e infrastrutture e il danno ambientale che provocano. Chiude il quadro “Iran anno zero”, sugli attacchi israeliani e statunitensi a infrastrutture energetiche e dissalatori che aggravano una crisi idrica già drammatica.
Spazio poi alla Conferenza sul clima di Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre. Il servizio “Alla Cop31 serve una ‘scossa’” analizza l’obiettivo indicato dalla presidenza turca: portare la quota di elettricità nei consumi finali di energia dal 23 al 35% entro il 2035. Un impegno che deve fondarsi sulle rinnovabili e accelerare l’uscita dai combustibili fossili concordata a Dubai, assente però nella proposta della presidenza. Il servizio approfondisce poi gli altri nodi del vertice: il ruolo di Unione Europea e Cina dopo il disimpegno degli Stati Uniti, le risorse per i Paesi più vulnerabili e la riforma del processo decisionale delle Cop, oggi basato sul consenso. “La sfida dell’elettrone” fotografa invece la situazione italiana, in linea con la media europea sull’elettrificazione ma in ritardo sulle rinnovabili, a partire dall’eolico offshore.
Lo speciale “La Terra chiamò”, firmato da Riccardo Luna, parte da “la peggiore estate della nostra vita”: anziani chiusi in casa per il caldo, un Mediterraneo trasformato in brodo, campagne devastate da trombe d’aria e siccità. Un’estate che la politica ha già archiviato. Per questo tante organizzazioni, ambientaliste e non, hanno deciso di “riportare il clima in piazza”, il 5 dicembre a Roma, in piazza del Popolo.
Scopri di più sulla manifestazione del 5 dicembre laterrachiamo.org
L’inchiesta del mese, “La kryptonite dei Balcani”, porta nella valle del fiume Jadar, nel nord-ovest della Serbia, dove la multinazionale britannico-australiana Rio Tinto, punta a estrarre la jadarite: un minerale ricco di litio, unico al mondo e somigliante alla kryptonite anti- Superman. L’inchiesta ricostruisce i rischi per falde, agricoltura e salute evidenziati dalle analisi indipendenti e racconta la protesta delle comunità locali, che va avanti da oltre vent’anni.
Nella sezione “Gaia”, dedicata alla divulgazione scientifica, Nuova Ecologia intervista David Gruber, biologo marino della City University di New York e fondatore del progetto Ceti, che riunisce oltre cinquanta ricercatori, tra biologi, matematici, linguisti ed esperti di intelligenza artificiale, per decodificare il linguaggio dei capodogli che vivono al largo dell’isola di Dominica. “Stiamo acquisendo le basi del loro linguaggio – spiega Gruber – È un po’ come quando un neonato inizia a lallare”.
Completano il numero il ricordo degli “angeli del fango”, a sessant’anni dall’alluvione di Firenze che segnò l’ingresso del volontariato sulla scena pubblica, l’intervista a Dacia Maraini per i suoi novant’anni e il fumetto “Il Ponte. Diario dallo Stretto di Messina” di Lelio Bonaccorso.
