Nasce la Carta di Firenze per le Foreste. Come costruire nuove alleanze tra istituzioni, imprese, università, associazioni, professionisti e cittadini per sostenere una gestione forestale responsabile e duratura
Il 14 ottobre 2026, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, Fsc Italia ha celebrato a Firenze i suoi primi 25 anni con “Radici comuni”, un appuntamento pensato non soltanto per ripercorrere il cammino compiuto, ma soprattutto per guardare al futuro e interrogarsi sul ruolo che le foreste possono avere nella costruzione di nuovi rapporti tra città, aree rurali e territori montani.
Proprio da questa prospettiva nasce la Carta di Firenze per le Foreste, presentata in occasione dell’evento. Un documento che parte da una considerazione semplice, ma tutt’altro che scontata: “Non c’è comunità senza foreste”. E Firenze rappresenta un luogo particolarmente significativo da cui rilanciare questo messaggio. La città del Rinascimento, infatti, costruì una parte importante della propria prosperità grazie a una relazione strettissima con i boschi dell’Appennino toscano. Le travi delle basiliche, i ponteggi utilizzati per la Cupola del Brunelleschi e gli stessi soffitti del Salone dei Cinquecento provenivano dal Casentino e dagli altri territori appenninici e arrivavano in città anche attraverso l’Arno. Ma dai territori forestali giungevano anche energia, alimenti, acqua, materiali per l’artigianato e l’arte.
Era, in sostanza, un rapporto di interdipendenza tra comunità urbana e comunità rurale e montana, che coinvolgeva il Casentino, la montagna fiorentina e quella pistoiese. Un legame economico, sociale e culturale nel quale la città dipendeva dalle risorse prodotte e custodite nelle terre alte e queste, a loro volta, trovavano nella città mercati, opportunità e riconoscimento. È proprio questo rapporto che la Carta di Firenze propone oggi di reinterpretare in forme contemporanee. Il legame non è infatti scomparso, ma è diventato molto meno visibile. Le foreste continuano a fornire legno, carta, fibre, alimenti e altri prodotti, ma garantiscono anche benefici fondamentali come la protezione del suolo, la regolazione delle acque, la conservazione della biodiversità, l’assorbimento del carbonio, il paesaggio e opportunità di salute e benessere.
Da qui l’idea centrale della Carta: ricostruire un patto tra le comunità urbane e quelle rurali che custodiscono le foreste, riconoscendo che città, campagne e montagne fanno parte dello stesso sistema naturale, economico e sociale. Nessuna comunità urbana può raggiungere da sola il proprio equilibrio ambientale: le foreste diventano così un ponte tra chi vive nelle città e chi abita, lavora e gestisce i territori montani. Il punto non è trasferire alla città il compito di gestire le montagne, ma costruire una corresponsabilità. Chi vive e lavora nelle aree forestali svolge una funzione di interesse generale che deve essere riconosciuta; chi beneficia nelle città dei servizi prodotti da quei territori non può considerarsi semplice spettatore. La Carta parla quindi di alleanze tra istituzioni, imprese, università, associazioni, professionisti e cittadini, capaci di sostenere una gestione forestale responsabile e duratura. In questo senso, “Radici comuni” ha voluto utilizzare il venticinquesimo anniversario di Fsc Italia non come un punto di arrivo, ma come occasione per lanciare una proposta. Ripartire dalle foreste per ricucire il rapporto tra città e territori interni, recuperando, in forme nuove, quella consapevolezza dell’interdipendenza che aveva accompagnato anche la Firenze rinascimentale.
La Carta resterà aperta a nuove adesioni e Fsc Italia ne custodirà il registro pubblico dei firmatari. È inoltre previsto un incontro periodico tra gli aderenti, con un primo appuntamento entro dodici mesi, per verificare gli impegni assunti, condividere esperienze e sviluppare ulteriormente i contenuti del documento.
Paolo Mori è membro del comitato scientifico Legambiente e direttore di Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi
