Secondo l’annuale rapporto Planetary Health Check 2026, sette dei limiti planetari sono “oltre lo spazio sicuro”. Il report identifica i pozzi naturali di carbonio, come oceani, foreste e torbiere, come elementi essenziali per raggiungere emissioni nette zero
Le attività umane hanno spinto la Terra oltre i limiti. La resilienza naturale del pianeta si sta indebolendo: il riscaldamento globale accelera, gli ecosistemi mostrano segni di degrado e nei sistemi chiave stanno emergendo i primi segnali di allarme che indicano l’avvicinarsi di punti di non ritorno. A oggi, sette dei limiti planetari della Terra stanno superando le soglie di rischio e raggiungendo quote mai raggiunte. È l’allarme lanciato dal Planetary Health Check 2026, il report annuale guidato dall’Istituto tedesco di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico (Pik), che ha visto coinvolti più di 60 ricercatori.
I limiti planetari che abbiamo superato hanno raggiunto quota sette nel 2025: l’ultimo della lista, in ordine di tempo, è quello che riguarda l’acidificazione degli oceani, che si è aggiunto al gruppo già composto da cambiamento climatico, declino della biodiversità e dell’integrità degli ecosistemi, uso del suolo tramite deforestazione e urbanizzazione, alterazione del ciclo dell’acqua dolce così come di quello dei nutrienti, e introduzione di sostanze e materiali di origine antropica come la plastica.
Gli unici due indicatori che hanno mostrato un miglioramento nell’ultimo decennio, e che sono rimasti dunque entro i limiti considerati sicuri, sono lo spessore dello strato di ozono che circonda il nostro pianeta e la quantità di particelle disperse nell’aria.
“La diagnosi è inequivocabile“, commenta Boris Sakschewski, primo autore del rapporto. “La pressione sta aumentando su ogni confine planetario già al di fuori dello spazio operativo sicuro. Ciò significa – prosegue – che il rischio di cambiamenti su larga scala, persistenti e potenzialmente irreversibili è in aumento, mentre il margine di errore che abbiamo a disposizione nell’affrontare questi problemi si sta riducendo”. Ma, se vogliamo vedere un velo di speranza, “abbiamo la conoscenza, capacità e soluzioni” per cambiare rotta.
Il report identifica i pozzi naturali di carbonio, come oceani, foreste e torbiere, come elementi essenziali per raggiungere emissioni nette zero.
La vegetazione e i suoli assorbono una quota significativa delle emissioni di anidride carbonica causate dall’attività antropica, ma gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, resi più probabili dal cambiamento climatico, stanno degradando questi sistemi. In alcune regioni, gli ecosistemi sono passati da pozzi di carbonio a fonti di carbonio, ovvero producono più CO2 di quanta ne assorbano.
