“Senza dirlo a nessuno” è un romanzo dove le generazioni s’incontrano, dal ritmo incalzante come una spy-story
Che succede se la questura ti chiama per dirti che tuo figlio, che credevi a scuola a Londra, è stato arrestato per spaccio in un parco di Roma? Succede che ti fiondi da lui per capire cosa stia succedendo, con mille domande e altrettanti sensi di colpa perché “la responsabilità è tua, che non hai capito, non lo hai protetto o lo hai protetto troppo” e magari invece no. Ovviamente è innocente ed è stato coinvolto ingiustamente, ma lui stesso ha confermato il reato. Un incubo. Cerchi il migliore avvocato, attraversi l’astiosa burocrazia, passi ventiquattro ore nel caos cercando di mettere insieme i pezzi. Ma improvvisamente la storia finisce con la sua liberazione e una dichiarazione imbarazzata delle forze dell’ordine per cui “nuovi elementi emersi hanno chiarito la situazione”. E qui, dove la storia del giovane Manish potrebbe concludersi, inizia la parte più interessante del romanzo di Giorgio Scianna, che racconta il mondo interiore dei ragazzi senza dare risposte preconfezionate, allargando il contesto alle emozioni dei genitori. Perché dove una “facile soluzione” avrebbe potuto ristabilire l’ordine, Barbara, la madre, intravede un non detto misterioso. E decide di indagare. Non ci sono genitori irresponsabili o anaffettivi in questa storia, né adolescenti deviati o fuori controllo. La normalità, una delle tante delle relazioni familiari, è la base su cui si sviluppano gli eventi. Il ritmo del racconto incalzante e la costruzione dei personaggi realistica favoriscono l’empatia del lettore che alla fine non potrà fare a meno di approfondire quali norme legali regolano il coinvolgimento di minori nelle attività investigative.
Giorgio Scianna
Senza dirlo a nessuno
Einaudi
pp. 240,
17,50 euro
